"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Avanza la spoliazione dell’Italia, favorita dai governi complici dei potentati finanziari

Europa ci uccide

di Luciano Lago

L’episodio accaduto a Roma il  29 Ottobre, con gli scontri avvenuti tra gli operai delle acciaierie di Terni e la polizia, le manganellate dispensate sulla testa di quanti erano in piazza per protestare contro la perdita del loro posto di lavoro ed il programma di delocalizzazione dell’azienda tedesca, la Thyssen Krupp, sono soltanto l’avvisaglia di quanto si prepara nel corso dei prossimi mesi.

Consideriamo che al Ministero del Lavoro presieduto dalla Federica Guidi, ex contitolare di un gruppo industriale “esperto” in delocalizzazioni, ci sono oltre 160 vertenze similari a quella della Thyssen con decine di grandi aziende che chiudono o delocalizzano gli stabilimenti per la difficoltà di continuare a produrre in un paese come l’Italia che ha i costi di produzione più alti degli altri paesi europei, la tassazione record, oltre al peso di tasse e contributi sul lavoro che rendono non conveniente mantenere produzioni industriali nel “bel paese”. Le vertenze arrivate sul tavolo della Guidi coinvolgono circa 160.000 lavoratori. Si va dalla chimica alla siderurgia, ai trasporti, all’alluminio, al tessile all’informatica, all’agro alimentare, con casi di aziende il cui destino è segnato come all’Alcoa in Sardegna ed alle miniere del Sulcis, alla Natuzzi in Puglia, alla Guaber di Bologna, da ultimo alla Meridiana, ecc..

Non vengono calcolate in questo elenco le altre migliaia di piccole aziende, sia manifatturiere che commerciali, che chiudono direttamente senza passare per i tavoli del Ministero ma con una semplice comunicazione all’INPS ed all’Ufficio delle Imposte. Si tratta di aziende che sono generalmente al di sotto dei 15 dipendenti ma il cui numero è talmente elevato che costituisce un’altro cospicuo esercito di senza lavoro che spesso non godono di alcun supporto di cassa integrazione o di altri palliativi.

Questo accade mentre il premier ,Matteo Renzi, ha impostato tutta la discussione politica sulle TV, dove è presente tutti i giorni, oltre che  in Parlamento, su una fantomatica legge, il Job Act, che ancora non si conosce nei dettagli ma ha avuto la capacità di sollevare  una cortina fumo negli occhi dell’opinione pubblica, su articolo 18 ed altri aspetti, distogliendo dai problemi essenziali. Un provvedimento che, a detta di tutti gli analisti economici,  non risolve certo il problema della disoccupazione uniformando il regime del lavoro ed  aumentando i livelli di flessibilità dei contratti.

Il peso della tassazione sul lavoro è ritenuto da tutti gli analisti economici eccessivamente alto in rapporto alla produttività in confronto con altri paesi europei concorrenti e questo spinge le multinazionali a chiudere gli stabilimenti in Italia ed a delocalizzare in paesi come la Polonia, la Serbia o la Bulgaria (paesi fuori dal sistema euro)  che presentano costi 4 o 5 volte inferiori all’Italia ma anche in paesi come Austria ed in Svizzera dove c’è una fuga di aziende italiane attirate dagli incentivi e facilitazioni per gli investitori oltre che  da un sistema pubblico efficiente che prevede  esonzioni  fiscali per il primo periodo dell’investimento.

Tuttavia, se dobbiamo spiegare i due concreti ed essenziali fattori in Italia che rendono impossibile una riavvio del  sistema economico, oltre al carico fiscale intollerabile per le imprese, questi sono 1) quello della domanda interna stagnante – 2)  quello dell’assenza di credito e della moneta circolante .

1-Tutti coloro che sanno di economia hanno ben chiaro che un sistema economico riparte quando si mette in moto la domanda interna (la domanda aggregata, la chiamano gli economisti) quella per intenderci che spinge le famiglie ed i consumatori ad acquistare beni e servizi, dalla spesa al supermercato, ai mobili, gli elettrodomestici, ai prodotti per la casa, alle automobili, alle parti di ricambio, agli utensili, ecc.. La domanda interna si riattiva contemporaneamente  quando gli imprenditori investono acquistando macchinari per produrre e materie prime e di conseguenza assumono operai per far ripartire le fabbriche. L’economia in sostanza riprende a girare.

Si da il caso che in Italia, grazie alle demenziali politiche di austerità volute da Bruxelles ed ai provvedimenti di torchiatura fiscale attuati dai governi Monti, Letta e Renzi, la domanda interna e la capacità di spesa degli italiani siano tornati indietro di 25 anni almeno, con interi settori industriali messi in crisi nera, in particolare quello dell’edilizia, considerato trainante, affossato per effetto della super tassazione sulla casa, assieme a tutti i settori collaterali che ruotano  intorno alle abitazioni (dai mattoni alle ceramiche, ai prodotti idraulici,  agli infissi, alle vernici, ai mobili, agli elettrodomestici, ecc.), oltre ad altri settori importanti come l’auto , la chimica, la siderurgia, ecc..

2- Il credito e la circolazione monetaria sono ugualmente essenziali per far ripartire l’economia di un paese (e quindi la domanda interna) in quanto consentono di fornire il credito alle piccole e medie imprese, ai commercianti, agli artigiani, alle famiglie per fare i mutui e per acquistare case e beni durevoli. Questo non avviene in Italia perchè le banche hanno ricevuto i finanziamenti attraverso la BCE e li hanno utilizzati in massima parte per investire in titoli di credito e prodotti finanziari che offrono rendimenti sicuri e pochi rischi. Nel circuito dell’economia produttiva manca il denaro circolante che è quello creato dalle grandi banche private (in cartello bancario) che ha convenienza a monopolizzare il denaro, darlo in prestito agli stati che si indebitano e devono pagare interessi al cartello bancario sovranazionale.

Spiegate in modo semplice e sintetico, sono queste le due principali cause per cui le imprese chiudono, delocalizzano, le famiglie non acquistano beni, il lavoro manca e l’economia ristagna. Qualsiasi provvedimento venga preso a livello di un governo, privo di sovranità monetaria e che agisce esclusivamente sull’offerta (ritocco di imposte su imprese e su lavoro) non risolve le cause principali del ristagno dell’economia. Nessun imprenditore investe ed assume personale se non ha la sicurezza di vendere gli articoli che produce. Il lavoro è la questione centrale poichè il lavoro spinge gli individui ad investire ed a fare spese per se e per la propria famiglia ma se questo manca ci si limita ad attendere tempi migliori cercando di sopravvivere alla meglio.

Va detto che il governo, qualunque sia, non dispone di margini di manovra (con un debito impagabile arrivato ad oltre il 130% del PIL) se non quelli di spostare o ritoccare qualche imposta da una parte ed  compensarla con altre imposte indirette (accise, bolli, IVA, ecc.) e con tagli ai servizi pubblici essenziali, dipendendo totalmente dalle politiche imposte da Bruxelles e dai vincoli posti dall’oligarchia europea: non ha possibilità di emettere una propria moneta con cui finanziare un programma di investimenti pubblici che pure sarebbe indispensabile  (dal riassetto del territorio alle scuole, alle strade, all’edilizia pubblica, ecc.), al contrario deve prendere a prestito una moneta straniera su cui paga interessi che dissanguano l’economia (80 miliardi all’anno circa), deve mantenere il rapporto tra deficit e PIL entro il 3% (demenziale in tempi di crisi), deve versare decine di miliardi ai fondi europei come MES/ESM per salvaguardare i crediti delle banche tedesche e francesi, deve rispettare tutti gli altri vincoli monetari e di bilancio posti dall’eurocrazia. Una politica restrittiva che è esattamente l’opposto di quello che servirebbe.

Peggio ancora il governo del fiorentino, con il pretesto di ridurre il debito (insostenibile), si prepara ad attuare un piano di privatizzazioni (concordato con la Troika) che priverà il sistema italiano dei suoi asset industriali di proprietà pubblica rimasti (Enel, Finmeccanica, ENI, ecc..), con grande vantaggioso business e profitti per i gruppi finanziari e per le grandi “corporations” internazionali che caleranno sul paese come avvoltoi.

Nello stesso tempo si registra la fuga dei capitali attuata dai detentori dei grandi patrimoni i quali  portano all’estero le loro ricchezze poichè dell’Italia non si fidano e si sottraggono alle imposte (eccessive) spostando tali patrimoni (finanziari) in mercati più favorevoli.
Rimane la classe media, quella che negli anni buoni aveva accumulato risparmi e proprietà immobiliari e che ha visto deprezzarsi queste ultime (grazie alle imposte elevate ed al mercato stagnante) e trova intollerabile spesso sopportarne il costo se non dispone di un reddito adeguato. Su questa classe media viene continuamente aumentata l’imposizione fiscale affossando la sua capacità di spesa e di reddito. Di conseguenza si svendono molte proprietà e questo concorre al deprezzamento immobiliare del patrimonio italiano.

Questo in sintesi è il quadro dell’economia italiana causato da un concorso di fattori, primo fra tutti il sistema dell’euro che ha affossato l’economia italiana e tolto ogni sovranità allo Stato italiano, con l’effetto più deleterio che è quello della deindustrializzazione del paese, un effetto non casuale ma voluto per gli interessi esterni ai quali si è subordinata la classe politica italiana di tutto l’arco parlamentare che si è alternato negli ultimi 35 anni, a partire dal 1981 quando fu privatizzata la Banca d’Italia. Vedi: Nino Galloni: come ci hanno deindustrializzato

Naturalmente da alcuni anni, pur avendo sempre e regolarmente sbagliato ogni previsione, i responsabili di governo dell’Italia continuano a prevedere “la ripresa per il prossimo anno” oppure “la luce in fondo al tunnel”, sempre poi regolarmente smentiti dai fatti e giustificandosi nell’indicare  le cause della inevitabile retrocessione economica del paese, vuoi  alla crisi internazionale , vuoi al contesto europeo generale, occultando il fatto che tutti i paesi al di fuori dell’euro sistema hanno tassi di crescita positivi ed indici di disoccupazione molti più bassi  e tollerabili di quanto avviene in Italia, come anche in Spagna, in Grecia ed in Portogallo (nella stessa Francia) che sono i paesi più colpiti dalla crisi.

Nel frattempo il tasso di disoccupazione, l’impoverimento del paese, la perdita di migliaia di imprese, il deprezzamento del patrimonio immobiliare, l’avanzare della miseria in larghi strati della popolazione, sono il bilancio delle politiche finanziarie ed economiche dell’eurosistema, molto simili ad una catastrofe nazionale che soltanto una guerra persa potrebbe aver prodotto. Vedi: Missione compiuta, l’Italia muore: la catastrofe in cifre

Non c’è speranza finchè  l’Italia rimane nel sistema dell’euro che costituisce un vero cappio al collo per il paese e fin tanto che ci saranno al governo personaggi come Monti, Letta, Renzi, tutti succubi delle politiche europee e dei potentati finanziari che le dirigono, abili a sollevare cortine fumogene per distogliere l’opinione pubblica da quanto sta avvenendo alle spalle della popolazione italiana: la spoliazione dell’Italia delle sue industrie, del suo risparmio e del suo patrimonio.

 

 

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  1. nessuno 2 anni fa

    non serve a niente andare in piazza con cartelli……

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  2. vincenzo 2 anni fa

    si, la spiegazione è terribilmente semplice: siamo in presenza della “classica” fase del drenaggio di liquidità.
    questa avviene in atto per due vie: quella interna, della restrizione del credito e dell’imposizione fiscale; e quella estera, del saldo negativo tra esportazioni e importazioni (cd target2).
    il risultato è la espropriazione perfettamente legale dei beni materialmente esistenti.
    è purtroppo la soluzione che è terribilmente complicata: quante divisioni o bombe atomiche hanno quelli che hanno capito che la moneta non è, nè un prodotto industriale, nè un frutto naturale, che si compra da qualcuno e/o si commercia con qualcuno, ma è solo un accordo valevole all’interno di un determinato gruppo sociale (tanto che esistono le valute estere) ?

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