"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Assolti per lo striscione contro Israele sulla sinagoga di Vercelli: “Non fu odio razziale”

Il giudice ha ritenuto che la protesta di due antagonisti non rappresentasse un caso di antisemitismo

di FEDERICA CRAVERO

Il tribunale di Vercelli ha assolto dall’accusa di incitamento all’odio razziale Alessandro Jacassi e Sergio Caobianco, due vercellesi che nel luglio 2014 avevano appeso uno striscione sulla sinagoga di via Foa con le scritte “Stop bombing Gaza”, “Free Palestine” e “Israele Assassini”.

Assistiti dagli avvocati Gianluca Vitale e Laura Martinelli, i due avevano rivendicato la protesta, che era avvenuta nei giorni dell’operazione Margine protettivo condotta dall’esercito israeliano contro Hamas ma avevano anche spiegato che “l’azione non era a sfondo razzista: era un grido di dolore di fronte al bombardamento di Gaza. Non aveva assolutamente niente a che fare con il popolo ebraico, la cui storia amiamo e rispettiamo più di chiunque altro”.

La procura, invece, aveva chiesto per loro quattro mesi di reclusione. La Comunità ebraica di Vercelli, assistita dall’avvocato Tommaso Levi, si era costituita parte civile. All’indomani dell’episodio i responsabili della sinagoga avevano presentato una denuncia per diffamazione, mentre il reato contestato dalla procura era stato di istigazione all’odio razziale. “Dal nostro punto di vista – spiega la presidente della comunità, Rossella Bottini Treves – non è mai stato un processo di natura politica né un processo sul conflitto israelo-palestinese, ma il gesto è ritenuto grave perché possibile oggetto di pericolose strumentalizzazioni. Riteniamo, infatti, che il tempio israelita sia un luogo sacro e inviolabile e quindi sarà nostro compito tutelarne l’integrità, la sicurezza e denunciare qualsiasi tipo di oltraggio si dovesse verificare in futuro”.

Amira Hass chiamata a testimoniare Vedi: You Tube/watch

Comunicato Stampa

Assoluzione piena “perché il fatto non sussiste”

Oggi 24 maggio a Vercelli si è concluso il processo istruito contro due giovani Alessandro Jacassi e Sergio Caobianco che nel luglio del 2014 avevano -come loro stessi hanno ammesso – affisso uno striscione sulla cancellata della sinagoga di Vercelli recante la scritta “ Stop bombing Gaza, Free Palestine, Israele assassino”in seguito all’attacco militare di Israele contro Gaza noto come Margine Protettivo. Lo striscione è stato affisso nella notte del 17 luglio a ridosso dell’uccisione di 4 bambini che giocavano a pallone sulla spiaggia di Gaza La presidente della Comunità ebraica di Vercelli ha sporto denuncia contro i due giovani identificati dalla telecamera di sorveglianza , accusandoli di propaganda di idee basate sulla discriminazione e istigazione all’odio razziale.

In una memoria scritta i due giovani hanno affermato: “Il nostro gesto non ha nulla a che vedere con il razzismo” e più avanti “ Lo Stato di Israele e le scelte perpretrate dal suo governo sono cosa per noi distinta dal popolo ebraico e contestare il governo israeliano non vuol dire attaccare il popolo ebraico.”
Il processo si è svolto in un periodo caratterizzato da numerosi interventi in Italia delle Comunità ebraiche spalleggiate dall’Ambasciata israeliana volte a impedire dibattiti nelle aule universitarie o proiezioni di film in solidarietà con il popolo palestinese che fra pochi giorni dovrà subire il cinquantesimo anniversario dell’occupazione israeliana.
Dopo quattro udienze il processo è arrivato alla conclusione finale con l’assoluzione piena degli imputati “perché il fatto non sussiste”, mentre il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 4 mesi degli imputati con le attenuanti generiche.

Bombardamenti israeliani su Gaza

Questo processo assume una rilevante importanza in quanto è la prima volta che dinanzi alla denuncia alla magistratura di una Comunità ebraica contro la manifestazione di un pensiero critico nei confronti dello Stato di Israele si arriva a una sentenza assolutoria facendo cadere le accuse di istigazione all’odio razziale e di propaganda di idee basate sulla discriminazione.
Giorgio Forti e Carla Ortona, Rete ECO- Ebrei Contro l’Occupazione – Norberto Iulini, Pax Christi Campagna Ponti e non Muri

IL Processo:
Vercelli, striscione anti-Israele sulla sinagoga: in due a processo per odio razziale, Moni Ovadia tra i testi

L’episodio nel 2014, gli imputati sono attivisti di un centro sociale: i loro avvocati chiamano a testimoniare anche il noto attore e scrittore di origini ebraiche l’attore Moni Ovadia, il coordinatore nazionale di Pax Christi don Renato Sacco, l’ex rappresentante a Gerusalemme dell’Oms per i “territori occupati” in Palestina Angelo Stefanini: sono alcune delle persone che nei prossimi mesi interverranno in tribunale a Vercelli per testimoniare in difesa di due giovani attivisti di un centro sociale processati per avere affisso uno striscione contro Israele.

La loro audizione è stata chiesta dagli avvocati Gianluca Vitale e Laura Martinelli, che intendono, fra l’altro, porre delle domande su cosa accadde nella Striscia di Gaza nel 2014, all’epoca dell’operazione ‘Margine Protettivo’, con riferimenti espliciti alla politica del governo israeliano. I due attivisti, in quei giorni, avevano appeso ai cancelli della sinagoga di Vercelli un drappo con le scritte “Stop bombing Gaza – Israele assassini – Free Palestine”. Adesso risponderanno di propaganda di idee basate sull’odio razziale. Ma la difesa afferma che si tratta solo di legittime critiche alle iniziative dello Stato, e non alla comunità o alla religione ebraica. I testimoni, come si ricava dagli atti del processo, dovranno riferire, per esempio, sui “danni alla popolazione civile causati da ‘Margine Protettivo’, o sulla “distruzione di una scuola per l’infanzia” nella Striscia di Gaza.

Di segno diametralmente opposto, subito dopo l’episodio, era stata la reazione di diversi esponenti delle comunità ebraiche di tutta Italia, compreso il presidente di quella di Roma, Riccardo Pacifici: “E’ stato affisso un ignobile striscione. Un luogo sacro è stato violato con scritte che inneggiano all’odio. Certi metodi utilizzati da chi vuole la distruzione di Israele non possono essere accettati sul territorio italiano”.

Fonte: Invicta Palestina

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  1. Daniele Simonazzi 1 mese fa

    2 ragazzi eroici ,di questi tempi solo I lacche’ di Israele possono sfilare,una Volta tanto 2 ragazzi coraggiosi bisogna pur che qualcuno si svegli .pacifici ,levi e tutta LA loro cricca a forza di menzogne si credono di aver rincretinito tutti,ma si sbagliano il vento cambia anche per loro il popolo Italiano e’ duro a morire e prima o poi gli presentera’ il conto,i capitalisti Ebrei e le loro banche usuraie hanno sulla coscienza 50 milioni di morti di fame all’anno,VERGOGNA!!!!

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  2. annibale55 1 mese fa

    L’ articolo non dice QUANTO è venuta a costare la difesa di quei ragazzi, quindi se per manifestare un libero pensiero verso la politica di Israele o solidarietà verso la Palestina un cittadino debba rischiare il proprio patrimonio!

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  3. Renè 1 mese fa

    I sionisti tentano di far identificare Israele con gli ebrei, il sig. (poco) Pacifici è sionista ed a nome di tutti gli ebrei italiani, giustifica, applaude, ai crimini di Israele, ma alcuni ebrei italiani non sono affatto d’accordo, sarebbe ora che questi onesti tra i corrotti, alzassero la testa.
    Ho letto questo su Haaretz:
    “L’unico modo per combattere una guerra morale è quello ebraico: distruggere i loro siti sacri: uccidere uomini, donne e bambini“, scriveva il rabbino Manis Friedman.
    Rabbino Chabad:” gli ebrei dovrebbero uccidere uomini, donne e bambini arabi durante la guerra “– Israel News/Haaretz
    Ricordo che Netanjau avrebbe perso le elezioni, ma grazie alla sua decisione di effettuare un massacro elettorale di civili palestinesi tra cui più di 400 bambini, vinse le elezioni. Moloch abita ancora da quelle parti.

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    1. Mardunolbo 1 mese fa

      Data la loro risposta gli ebrei nella maggioranza si identificano con Israele , altrimenti non avrebbero avuto alcunchè da dire sullo striscione che condannava i massacri!
      Si dovrebbe fare una denuncia a tutti le associazioni ebraiche che si sono costituite parte civile, per incitamento all’odio razziale (contro palestinesi) , istigazione alla violenza (Israele loro patria, evidentemente)ed apologia di strage.
      Ma dubito che vi sia un magistrato che approfitti del caso per instaurare simile procedimento.
      Onore , come già scrissi, a Moni Ovadia ed altri ebrei che con onestà denunciano le stragi impunite di Israele !

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  4. PieroValleregia 1 mese fa

    … la loro assoluzione è una bella notizia, finalmente.
    L’unica cosa che mi sento di dire è che, magari, invece di appenderlo sui loro cancelli avrebbero potuto metterlglielo davanti, a pochi metri, senza così dare loro
    il pretesto per tutto questo “cinematografo” …
    saluti
    Piero e famiglia

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  5. Alessandro 4 settimane fa

    Direi più che altro un giudice indipendente che ha applicato la legge per.quella che è, una rarità in Italia.

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