"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Assad deve restare? Decidano i siriani, non Obama (o Salvini)

di Adriano Scianca

Bashar al Assad non è’ “democratico”. Bisogna sostituirlo, con un nuovo governante stabilito a tavolino dagli USA.
È sempre uno spasso seguire le contorsioni dialettiche e ideologiche dei custodi della democrazia.

Nonostante ogni plausibilità storica, politica e geopolitica, la priorità di Barack Obama continua a essere quella di rimuovere dalla Siria il suo legittimo presidente, magari dopo aver discusso della cosa con governanti illuminati come Erdogan, i Saud o l’emiro del Qatar.

E sono assai divertenti i salti mortali effettuati per replicare al semplice e lineare argomento opposto da Mosca e Teheran: il governo della Siria è affare dei siriani. Suona in effetti molto convincente e anche molto democratico, tant’è che ad americani e codazzo vario non resta che replicare con elenchi più o meno inventati di stermini un tanto al chilo del cattivissimo dittatore, tacendo magari che molto spesso si è trattato della repressione di quello stesso terrorismo jihadista che, a parole, anche Washington vorrebbe spazzare via dalla faccia della terra e non esattamente con le buone.

Ovviamente la Siria si chiama Siria, non Assadia (quella è l’Arabia, che si chiama “saudita” perché di proprietà di una famiglia, ma quelli sono alleati dell’Occidente, non contano). Il che significa che un avvicendamento alla guida della nazione non è fantascienza. Solo che, piccolo particolare, la cosa dovrebbe essere affare dei siriani. E, soprattutto, dovrebbe avvenire nella preservazione della libertà, della sovranità, dell’indipendenza, della laicità della Siria, laddove invece qui si parla proprio di un’azione di forza indotta dall’esterno, per favorire governucoli corrotti e/o fondamentalisti, con contorno di balcanizzazioni e spezzettamenti vari. Un’ipotesi che non si può non contrastare con tutte le forze.

Assad a Maalula

E spiace davvero che proprio ora si sia fatto intrappolare nell’imbuto anti-assadista anche il politico italiano finora più coraggioso e lungimirante sulla questione siriana, ovvero Matteo Salvini, che a Otto e Mezzo, alla domanda “Anche lei chiede che Assad se ne vada?”, ha risposto: “Sì io penso che la Siria abbia bisogno di uomini nuovi e di nuova tranquillità. Detto ciò parlavo con un prete siriano che mi diceva che pur con tutti i limiti ovviamente riconosciuti dei diritti umani con Assad la tolleranza e la convivenza anche tra religioni diverse era garantita, mentre adesso è il caos totale”.

Malgrado la contestualizzazione e l’aggiunta, il cedimento sulla questione chiave resta. Ha pesato il niet alla visita in Israele? È un effetto del riavvicinamento a Berlusconi, con relativi imperativi di “presentabilità”, sennò i moderati pensano male? O si tratta di un semplice scivolone estemporaneo di un politico abituato a parlare molto e a parlare di tutto? Le prossime mosse del leader leghista ci diranno la verità.

Certo, cedere proprio ora e proprio su questo, quando persino sul Corriere della Sera appaiono articoli in cui si dice che col “mostro”, il “tiranno”, il “sanguinario” Assad occorre per il momento venire a malincuore a patti, sembra quanto meno bizzarro. Tanto più che la presa di posizione viene da un politico che sulle prese di posizione coraggiose, anche di politica internazionale, ha costruito una immagine radicale e vincente. Anzi: vincente perché radicale. È un particolare che non andrebbe dimenticato.

Fonte: Il Primato Nazionale

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  1. emilio 2 anni fa

    Dimostrazione che tutti i politici italiani, anche quelli più populisti, sono tutti agli ordini di washington. Caro Salvini tra tutti i partiti il suo è quello cui ero più propenso a votare, ma dopo questa risposta se lo scordi.

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  2. Eugenio orso 2 anni fa

    “Assad se ne deve andare” è una frase che ripete come un disco rotto Barack Obama, il quale non punta a sconfiggere l’isis, ma vuole che Assad sia rimosso a tutti i costi, anche al costo di far vincere la jihad. Che poi Salvini faccia il verso a uno come Obama, nonostante il suo “avvicinamento” alla Russia e la sua espressa volontà di arruolarsi per combattere lo stato islamico (lo ha detto veramente …), la cosa stupisce un poco … Ma non più di tanto, a ben vedere, perché le ragioni di consenso elettorale – voto non olet! – tendono a prevalere ovunque, nella trappola della democrazia liberale.

    Cari saluti

    Eugenio Orso

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    1. Luciano Lago 2 anni fa

      Non posso che condividere questo giudizio. Purtroppo quella italiana rimarrà sempre una “provincia dell’impero” popolata da personaggi pronti a recitare la loro parte in commedia.
      Ricambio i saluti

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    2. Anonimo 2 anni fa

      Salvini non ha mai detto “Assad se ne deve andare. Matteo dopo aver sentito le parole di un prete scappato dalla siria che ha affermato “Assad è un dittatore ma L’ISIS è peggio” ha solo affermato giustamente che è il popolo Siriano che deve decidere

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