"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Arabia Saudita: i crimini silenziosi del regime saud

In Arabia Saudita continua a registrarsi un numero sempre crescente di violenze. E’ tristemente noto a tutti il terribile caso del blogger, Raif Badawi, condannato a 10 anni di carcere e mille frustate per aver messo in discussione il regime all’interno del suo blog “free saudi liberals”; ma in Arabia Saudita, secondo Amnesty International, si sta assistendo ad un aumento esponenziale delle esecuzioni.

A causa di un interpretazione molto rigida della Shari’a, molto vicina a posizioni wahhabite, la pena di morte è legale ed è prevista per vari reati: quali omicidio, stupro, rapine ecc. Ciononostante nel regno si registra una crescita nel praticare le esecuzioni che è senza precedenti. In un singolo giorno, lo scorso martedì, ci sono state tre esecuzioni, di cui una per stupro e due per omicidio.

Dall’inizio dell’anno sono stati uccisi decine di detenuti, per lo più trafficanti di droga, non solo sauditi ma dalle nazionalità più varie: giordani, yemeniti, pakistani. In realtà facendo una piccola ricerca, si scopre che anche negli anni scorsi la maggior parte dei condannati a morte erano stranieri. Tuttavia sono pochi i governi stranieri che si sono schierati per i propri concittadini, appellandosi alla clemenza.

Ad oggi, dall’inizio dell’anno si sono registrate già 38 esecuzioni , di cui 11 solo nel mese di Gennaio, e, ad una stima approssimativa, il totale delle esecuzione nel 2015 sarà tre volte superiore a quello del 2014 secondo l’Afp, Agenzia di Stampa Francese. Infatti, da alcuni dati di Amnesty International, nel 2012 sono state uccisi 9 condannati, nel 2013 17, e nello scorso anno 26. Ma si è comunque notato come le decapitazioni siano aumentate per alcune figura nello specifico.

Saudi Arabia's King Abdullah speaks with French President Hollande after a meeting at the Saudi Royal palace in Riyadh

Da quanto denuncia un ricercatore Amnesty, Sevag Kechichian, questa infelice crescita non avrebbe una causa specifica, nè tantomeno plausibile. Per cui non è imputabile all’allarme terrorismo. L’aumento delle esecuzioni non è correlato in alcun modo con misure governative restrittive per arginare la minaccia terroristica nel regno. A questo proposito, Kechichian denuncia che la maggior parte dei condannati a morte erano oppositori politici, trafficanti di droga stranieri, o comunque detenuti che avevano commesso crimini non violenti per cui era esclusa l’ipotesi di possibili fini terroristici. Nemmeno l’avanzata e la possibile minaccia Isis potrebbero esserne la causa. Si tratterebbe, a quanto pare, di una crescita del tutto ingiustificata, che non trova spiegazioni sensate.
A prescindere dalle possibili cause, tali omicidi restano in ogni caso impensabili per una nazione come l’Arabia Saudita.

Fonte: ItalianIrib

Nota: l’alto numero delle esecuzioni capitali e la violazione sistematica dei diritti umani praticata in Arabia Saudita non turba i sonni dei paesi occidentali, stretti alleati della monarchia saudita ed in affari con il governo di Ryad. In particolare il governo di Washington, che della dinastia dei Saud è il più stretto alleato e protettore, come i governi di Londra e Parigi, i cui premier si recano spesso alla corte di Ryad per ossequiare il re ed i massimi esponenti della dinastia  saudita.

Stesso atteggiamento anche dell’apparato dei media occidentali che non mancano di segnalare con clamore  qualsiasi esecuzione capitale e violazione dei “diritti umani”  che si verifichi  in Iran per crimini comuni ma trascurano ed omettono quanto accade in Arabia Saudita  (così come in Qatar e nel Bahrain), forse per non infastidire le autorità di quei paesi, stretti alleati degli USA e dei paesi atlantici.

Tutto normale: questo rientra nel doppio standard dell’Occidente che giudica con severità i regimi ostili agli interessi dell’impero USA  ma finge di non vedere quanto accade nei paesi che rientrano nelle proprie alleanze.

Nella foto in alto: Obama e consorte omaggiano il nuovo re della dinastia dei Saud

Nella foto al centro: Francois Hollande alla corte di Ryad

*

code