"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Arabia Saudita e Israele, solida alleanza contro la “Mezzaluna sciita”

Netanyahu con esponenti sauditi

di Cristina Amoroso

Da tempo i due presunti nemici storici cooperano in un’alleanza ibrida ormai consolidata fino all’ultimo, recente svelamento, operato da un lobbista saudita che chiama in causa la storia, l’economia e ragioni strategiche a sostegno di un’attiva collaborazione tra Arabia Saudita e Israele.

Saudi-IsraelSi cominciò a sussurrare di una strana alleanza tra Israele ed Arabia Saudita, quando i due nemici storici cooperavano contro i Fratelli Musulmani in Egitto, estromessi poi dal governo nel 2013, come pure nel tentativo di rovesciare il governo di Assad in Siria, e nelle pressioni esercitate in comune per spingere gli Stati Uniti ad adottare una posizione più ostile nei confronti dell’Iran. Così Israele e Arabia Saudita hanno fatto fronte comune per creare difficoltà al presidente russo, Vladimir Putin, considerato un supporter di massima importanza sia dell’Iran che della Siria.

Nell’agosto 2013, quando Robert Parry pubblicò il suo primo articolo sulle crescenti relazioni tra Israele e l’Arabia Saudita, con il titolo “The Saudi-Israel Superpower”(La superpotenza israelo-saudita), tutta la storia venne accolta con molto scetticismo.

Nel settembre del 2013, l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Michael Oren, in un’intervista rilasciata al Jerusalem Post dichiarava: “Il pericolo maggiore per Israele viene dall’arco strategico che si estende, da Teheran, fino a Damasco e Beirut. E noi consideriamo il governo di Assad come la chiave di volta di questo arco. Noi continuiamo a volere che Assad se ne vada, continuiamo a preferire i cattivi non sostenuti da Teheran, ai cattivi che lo sono”. E ha aggiunto che la cosa valeva anche se i cattivi erano affiliati ad Al-Qaeda.

Saudi - Israel
Saudi – Israel

Israele guardandosi attorno attualizzava su scala mediorientale il famoso assunto secondo cui “il nemico del mio nemico è mio amico”. E l’amico diventa sempre più amico all’annuncio dell’accordo di Vienna sul nucleare iraniano, silenzi pesanti da parte di Riyad e risposte acide da parte di Israele “accordo sul nucleare iraniano è come accordo con Hitler”. Un Iran sciita sdoganato e protagonista nei vari scenari di crisi nel Grande Medio Oriente (dalla Siria all’Iraq, dalla guerra all’Isis all’Afghanistan) veniva percepito come una grave minaccia dai regimi sunniti come da Israele, gli “sconfitti di Vienna”.

Nel corso del 2015, l’assenza di relazioni diplomatiche non ha impedito questa alleanza ibrida, fatta di contatti non ufficiali, incontri segreti in India, Italia, Repubblica Ceca, rapporti apparsi nella stampa araba di visite segrete del capo del Mossad a Riyad, probabili negoziati tra l’allora direttore generale dell’Agenzia intelligence saudita, il principe Bandar bin Sultan, con gli alti funzionari dei servizi segreti israeliani a Ginevra.

In seguito l’alleanza tra Israele e Arabia Saudita in Medio Oriente è andata evolvendosi sempre più velocemente a livello di convergenze geo-politiche, militari ed economiche, fino a prendere la forma di un’alleanza politica e militare con incontri e contatti sempre più frequenti.

A dimostrazione della stabilizzazione diversi svelamenti.

La notizia dell’avvio dei lavori di costruzione da parte della monarchia saudita di una gigantesca ambasciata in territorio israeliano, molto probabilmente la più grande ed importante a Tel Aviv, con la designazione del principe Walid Bin Talal come futuro ambasciatore saudita a Tel Aviv.

Le dichiarazioni saudite che lasciano pochi dubbi: “Le relazioni tra Riyad e Tel Aviv sono arrivate ad un punto di cooperazione congiunto contro i loro nemici comuni (Iran, Siria ed Hezbollah), a tal punto che lo Stato saudita si impegna ad incoraggiare tutti i Paesi arabi per normalizzare le loro relazioni diplomatiche con Israele”, con l’unica condizione che Israele accetti la “mezza” e ipocrita proposta di pace presentata dalla monarchia saudita relativa ai Territori Occupati (Palestina ed Alture del Golan). La visita in Israele dell’ex generale saudita, Anwar Eshki, accompagnato da una delegazione di professori universitari e di uomini d’affari per incontrare alcuni responsabili governativi e parlamentari della Knesset.

Quanto alla cooperazione militare ormai consolidata c’è la conferma della realizzazione di una base militare in territorio saudita gestita da truppe Usa, nella zona di Tabuk con sofisticati sistemi radar e missilistici.

Voli diretti Riyad-Tel Aviv stabiliti da luglio scorso da Saudi Arabian Airlines, piano di buon auspicio per Israele che mira a rompere il suo crescente isolamento regionale tra i suoi vicini arabi ostili e di iniziare un nuovo capitolo con i suoi ex avversari arabi.

Ultimo svelamento qualche giorno fa.

Un invito senza precedenti da parte di un lobbista saudita a Washington per una “alleanza di collaborazione” tra la culla del Wahhabismo e il “tempio” del giudaismo, una “occasione storica” da non perdere per stabilire relazioni durature e promuovere la pace e la prosperità.

Salman al-Ansari, presidente del comitato saudita di recente istituzione American Public Relations Affairs a Washington Dc, ha scritto nel quotidiano The Hill martedì scorso che Israele occupa una posizione unica per aiutare il suo vicino nel suo sviluppo economico negli anni a venire. “In realtà, scrive Salman, ci sono alcune opinioni che suggeriscono che avere un nemico comune in Iran aiuterà ad accelerare qualsiasi tipo di riavvicinamento tra due delle nazioni più potenti del Medio Oriente. Mentre questo potrebbe essere parzialmente vero, un fondamento più solido per stabilire legami profondi radicati tra i due Paesi potrebbe manifestarsi nel contesto di una partnership economica reciprocamente vantaggiosa”.

“Quando si parla di storia abbastanza recente, è risaputo che l’Arabia Saudita ed Israele si sono impegnati in politiche estere razionali ed equilibrate nel corso degli ultimi 70 anni, senza mai cercare eventuali azioni provocatorie o ostili contro l’altro”, ha continuato Ansari.

Certo l’Iran, la Siria, lo Yemen ed Hezbollah conoscono bene le azioni estere razionali ed equilibrate di cui hanno dato prova finora gli architetti di questa alleanza, Benjamin Netanyahu e il principe ereditario Mohammed Bin Salman.

Fonte: Il Faro sul Mondo

 

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