"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

APPUNTAMENTO CON IL DESTINO: L’INDIPENDENZA DELL’UCRAINA ORIENTALE E’ COSA FATTA?

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Di Andrew McKillop

Nell’intervista dell’11 maggio con CBS, il già segretario alla difesa Robert Gates ha affermato per la prima volta che l’adesione della Crimea alla Russia è “cosa fatta”, e “non possiamo fare niente per cambiare la situazione.”
[…] Gates è uno dei rari abitanti dei livelli alti di Washington ad essere capace, o addirittura a sentirsi obbligato, occasionalmente, a dire la verità.  Nella sua intervista della CBS “Di fronte alla nazione”, ha detto che gli USA e Obama sono in una situazione molto difficile, perché “abbiamo davvero pochissime opzioni tattiche. Non esiste una vera opzione militare. E nel breve periodo non possiamo fare molto.”
A differenza delle bande di piazza Maidan l’inverno scorso, questo è un movimento anti-Kiev che parte genuinamente dal basso; vuole rimanere parte dello stato ucraino, ma esservi rappresentato in condizioni di parità, e senza la discriminazione razzista da parte del governo golpista di Kiev, appoggiato da Washington.
Perché nell’Occidente nascondono questo fatto? Semplice: non si adatta alla trama prefabbricata da Washington e da Londra: “USA buoni, Russia cattiva”, o al raffinato imbroglio in atto senza sosta sui media di stato di USA e Regno Unito e gli altri paesi europei.


Essendo uno dei rari Washingtoniani che guarda in faccia la verità, oltre alla nazione, Gates ha rivolto un appello urgente affinché Washington si occupi dei problemi interni degli USA, non di quelli di uno stato fallito lontano 10.000 miglia. Ha dato onestamente la colpa a chi ce l’ha, dicendo che la più grande minaccia alla sicurezza non è la Russia: “Credo che la più grande minaccia alla sicurezza nazionale di questo paese in questo momento siano le due miglia quadrate del Capitol building e della Casa Bianca.” […]

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Molto scioccante! Da ex segretario alla difesa, Robert Gates dovrebbe sapere tutto sulle armi nucleari e i missili ballistici intercontinentali.
Statene certi, a neo-con come Victoria Nuland, Hillary Clinton (perché cammina, parla e si comporta come una neo-con) e al folle John McCain è stato dato il compito di “battere” la Russia. Gli editorialisti del Wall Street Journal e gli altri burattini che gorgogliano di andare in guerra ignorano il fatto elementare che la Russia non si può battere, non militarmente in ogni caso. […]
Le sanzioni europee e la farsa del prestito FMI
Con disordine tipicamente europeo, sotterfugi e intrighi (per forzare la mano di altri “alleati e fratelli europei” a perdere i mercati succosi della Russia) l’UE ha prontamente risposto ai voti referendari dell’Ucraina orientale. Afferma che sono “illegali, immorali, e renderanno l’Ucraina debole -di fatto debolissima, quando si tratta di incatenarle la palla di piombo del FMI. Kiev, dopo aver ricevuto i primi 3,2 miliardi di dollari (di cui 2,7 miliardi, secondo l’FMI, devono andare a Gazprom per il pagamento degli arretrati sul gas) potrebbe ora perdere il resto dei 17 miliardi concordati. L’FMI afferma anche che Kiev gli deve un miliardo per precedenti prestiti dell’era Yevtushenko e Tymoshenko. […] In altre parole, del salvataggio del FMI a Kiev non resta molto. L’orda di Kiev potrà provare a ripudiare i governi precendenti, ma non i loro debiti!
Difendere l’Ucraina -o diverse Ucraine- tramite sanzioni contro la Russia, per gli europei ha il sapore poco appetitoso di affari perduti. Le paternali di Angela Merkel e Francois Hollande, domenica 10 maggio dopo il voto dei referendum in Ucraina orientale, sono prevedibili finte e sotterfugi europei.
Le loro affermazioni congiunte di “accordo per sanzioni più dure” e i loro appelli a Putin “di fare la cosa giusta” riguardo le elezioni in tutta l’Ucraina fanno il doppio gioco e sono assurde, visto che la Francia sta continuando a costruire due navi da guerra classe Mistral, “piattaforme d’invasione” per la Russia, e sta continuando ad addestrare 400 marinai russi ad usare le navi, in Francia!   L’elite aziendale e industriale tedesca ha già strillato forte che vuole che le sanzioni vengano revocate, e che sparisca ogni discorso di guerra a Putin. Gli affari sono affari (la Germania non è diventata la maggiore economia d’Europa perdendo le occasioni).
[…] Sicuramente c’è una ragione necessariamente sconfessata e mai ammessa per questo tradimento, che va molto oltre la semplice voracità per i petro-euri e gas-dollari di Putin. A meno che il 15 maggio si tengano in Ucraina le promesse elezioni per un nuovo presidente, quello di Kiev resta un governo golpista non eletto. Leader come Obama, la Merkel, Hollande e Cameron dovranno spiegare come mai appoggiano un governo non eletto che è andato al potere con la violenza di strada. Se non possono spiegarlo, dovrebbero semplicemente dimettersi.
La realtà è che, non importa quanto denaro Washington o il FMI buttano a Kiev, non possono costringere l’Ucraina orientale a sottomettersi senza perdere ogni grammo di credibilità che Kiev e l’Occidente credono di avere ancora dopo il “Magico Maidan Show”. Alla fine dovranno riconoscere l’Est e rispettare il volere di quelle popolazioni.
Tutto ciò che ora la Russia deve fare è sedersi e aspettare, mentre i resti di Maidan a Kiev svaniscono e la cattiva medicina del FMI colpisce. A meno di guerra civile totale o escalation in un conflitto regionale o mondiale, l’Ucraina orientale alla fine guadagnerà qualche forma di autonomia universalmente riconosciuta. Nessuno scalciare, piangere o urlare da parte di Washington o Londra può cambiare questo fatto.
L’annuncio di Washington questa settimana (che in qualche modo può rimpiazzare dalla sera alla mattina il gas russo in Ucraina con “importazioni” dagli USA) è piuttosto comica, sebbene forse buona nel breve periodo per il valore azionario delle compagnie del gas statunitensi. […]
Democrazia diretta e referendum
Le traballanti elite politiche europee odiano la parola “referendum” perché implica che la democrazia diretta è al lavoro. Niente spaventa i tecnocrati di Bruxelles (o i passacarte di Strasburgo) più di questo. A meno che, ovviamente, il risultato atteso non sia esattamente tale: atteso, quelli hanno paura dei referendum.
Il referendum scozzese sulla piena indipendenza dall’Inghilterra è un esempio classico. Il rifiuto del governo di Madrid di concedere al governo catalano di tenere un referendum sull’indipendenza della Catalogna, un altro. Anche un referendum in tutta Europa o in tutti gli USA sulle banche mafiose e i loro salvataggi da parte dei governi mafiosi sarebbe “impensabile” per le elite in carica, ovvero occupanti. Basta chiedere all’uomo al bar in Irlanda, in Grecia, o a Cipro.
L’urgentemente necessario referendum sulle banche avrebbe la semplice domanda Sì/No: “Alle banche dovrebbe essere permesso di tassare i depositi di risparmio?” Sì o no?
L’usanza (di fatto il diritto costituzionalmente garantito) di tenere referendum in qualche piccolo paese democratico come la Svizzera, e le critiche aspre dei media-burattini nelle “democrazie mature”, sono un’altra prova che le elite hanno una paura mortale della democrazia diretta. I latrati di indignazione rituale in seguito ai referendum in Ucraina orientale erano quindi scontati.
Quello che possiamo sperare è che la domanda popolare per referendum su questioni importanti diventi il nuovo grido di battaglia delle masse, dentro le nostre stesse “democrazie mature”. Invece di bruciare copertoni (inquinando l’atmosfera e impedendo il riciclaggio), le orde in rivolta potrebbero scegliere di acquisire ancora più credibilità e di colpire le elite e i tecnocrati dove sono davvero vulnerabili.
Volete essere governati da politici mafiosi? Sì/No?
Volete pagare gli interessi sul prestito del FMI per i prossimi 50 anni? Sì/No?
Volete emettere credito dal Tesoro, o prendere in prestito a debito dalla banca centrale a riserva frazionaria? […]
Ho reso l’idea.

Fonte:  21 st Centurywire

Traduzione: Anacronista

 

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