"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Antisionismo non è antisemitismo

antirazzisti e antisionisti

Esistono infatti una miriade di grandi pensatori contemporanei ebrei e allo stesso tempo antisionisti: da Gilad Atzmon al rabbino Dovid Weiss, passando per Jacob Cohen, Eric Zemmour e Norman Finkelstein. Intellettuali esclusi perché hanno oltrepassato i confini del politicamente corretto, dimostrandone le contraddizioni interne.
di Sebastiano Caputo

Fonte: L’Intellettuale Dissidente

« La definizione “antisemita”? E’ un trucco, la usiamo sempre. In Europa quando qualcuno critica Israele tiriamo fuori l’olocausto e le sofferenze del popolo ebraico. Quando negli Stati Uniti le persone attaccano Israele, vengono chiamate “antisemite ». – Shulamit Aloni, ex ministro israeliano


Linguaggio e Potere. Il linguaggio come strumento di legittimazione del Potere. George Orwell si ritagliò uno spazio importante nel suo romanzo 1984 per analizzare le forme di propaganda e di consenso del sistema dominante, tanto da elaborare tre concetti fondamentali per definire la coercizione psicologica esercitata attraverso l’uso del linguaggio. Il ministero della Verità, la neo-lingua e il bipensiero sono diventati così termini imprescindibili oggi per comprendere il mondo moderno. Da rappresentazione di un’idea sincera e disinteressata, la parola (“neo-lingua”) è diventata una violenza che transita, categorizza, giudica, facendosi un’unica garante del giusto e dello sbagliato, del vero e del falso, del legittimo e dell’illegittimo (“ministero della Verità”). Tutto questo, perfettamente inquadrato in uno schema ben definito: il “politicamente corretto” (“bipensiero”), vale a dire il luogo dove è possibile la “critica conservatrice” ma è vietata quella radicale. Dove è possibile assumere un atteggiamento antagonista al Potere solo se il linguaggio utilizzato non oltrepassa i confini della semantica preordinata.

L’allineamento al pensiero unico (dominato dall’ideologia dominante) o l’esclusione sociale ed intellettuale. Diventa così difficile sottrarsi a queste logiche linguistiche e scardinare i punti saldi del Potere, senza farsi etichettare. “Con me o contro di me” urla a gran voce il nemico che si dice nostro amico.

Come se criticare la democrazia parlamentare implicasse la dittatura, oppure rimettere in discussione il sistema di produzione capitalistico sottintendesse una volontà reazionaria. O ancora come se condannare i privilegi governativi della lobby ebraica e la politica israeliana nei confronti dei palestinesi volesse dire “ritornare Auschwitz”.
Antisionismo non è antisemitismo. Come se poi “antisemitismo” volesse dire realmente qualcosa. La violenza della dittatura linguistica impone frasi fatte, slogan, generalizzazioni, concetti sterili o devianti. L’egemonia della forma sui contenuti sta uccidendo la cultura millenaria dell’umanità.
I semiti erano un gruppo linguistico del Vicino Oriente che in origine occupava la regione compresa fra i monti Tauro e Antitauro a nord, l’altopiano iranico a est, l’Oceano Indiano a sud, il Mar Rosso, il Mediterraneo a ovest.  In epoca storica, in seguito a migrazioni, le lingue semitiche (siriaco, aramaico, arabo, ebraico e fenicio) si sono diffuse nella regione etiopica e in Africa settentrionale (Treccani). Di fatto “semiti” sono tutti quei popoli che parlano o hanno parlato lingue collegate a quel gruppo linguistico: gli ebrei sono semiti quanto gli arabi. Esiste quindi l’anti-ebraismo ma non l’antisemitismo. Ed il primo non avrebbe alcun senso dal momento che le più grandi personalità del pensiero occidentale provengono dall’ebraismo stesso (si pensi solo a Karl Marx).
Il sionismo a differenza della religione ebraica è invece un progetto secolare disegnato nel 1896 dall’ebreo-ungherese di lingua tedesca, Theodor Herzl, che di fatto è un ideologia fondata su nazionalismo, purificazione della razza e colonialismo. Esistono infatti una miriade di grandi pensatori contemporanei ebrei e allo stesso tempo antisionisti: da Gilad Atzmon al rabbino Dovid Weiss, passando per Jacob Cohen, Eric Zemmour e Norman Finkelstein. Intellettuali esclusi perché hanno oltrepassato i confini del politicamente corretto, dimostrandone le contraddizioni interne. È possibile essere ebrei ed antisionisti, come è possibile essere antisionisti e non antisemiti (anti-ebraici se si volesse utilizzare la corretta definizione). La linea di separazione è sottile, ma reale. Ce la vogliono far dimenticare, noi gliela ricordiamo.

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