"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Analista cinese: inevitabile il declino dell’egemonismo USA

US Marine corps

L’attuale instabilità in Europa, nel Medio Oriente e nella regione di Asia-Pacifico è dovuta alla politica di Washington.
Gli Stati Uniti d’America stanno  cercando di allontanare o ritardare  quello che in realtà è inevitabile, e cioè il declino dell’egemonismo americano nel mondo, scrive sulle pagine del cinese Global Times il politologo e docente dell’Università di Studi Internazionali di Shanghai, Liu Zhongmin.

Negli ultimi anni ci sono state turbolenze geopolitiche che si sono intensificate e continue tensioni in Europa, in Medio Oriente e nell’Asia-Pacifico. L’instabilità è strettamente connessa con il ritorno della geopolitica e la nuova guerra fredda, questione ampiamente discussa nel mondo accademico e da una schiera di analisti.


In Europa, la crisi Ucraina ha sfilacciato le relazioni della Russia con l’USA e con la UE , che sono viste come un segno notevole del ritorno della geopolitica e di breakout di nuova guerra fredda. Il gioco geopolitico in forma di guerre regionali ha intensificato anche la frammentazione in Medio Oriente.
Nella regione Asia-Pacifico, questioni geopolitiche hotspot come il problema della penisola coreana e la disputa sul diritto marittimo e sugli isolotti (nel Mar Cinese) mostrano tensioni diffuse. Sicuramente queste sono legate a complesse strutture di potere nelle regioni e problemi irrisolti lasciati dalla storia, ma una delle loro caratteristiche comuni è il loro stretto legame con l’aggiustamento strategico globale degli Stati Uniti.

In Europa gli Stati Uniti, da anni, stanno spingendo in avanti l’allargamento della NATO ed hanno indotto rivoluzioni colorate per forzare l’uscita della Russia dalla sua sfera di influenza tradizionale. Mentre la Russia e l’ Europa diventano le maggiori vittime dell’instabilità , gli Stati Uniti possono raggiungere il duplice scopo di ostacolare la Russia e indebolire l’Europa.
Come gli Stati Uniti cercano di ritirarsi dall’ Iraq e dall’Afghanistan ma nel frattempo interferiscono pesantemente con le questioni in Libia ed Siria in maniera irresponsabile, il Medio Oriente ha perso il controllo e la stabilità, si assiste quindi alla competizione per il predominio ed all’ascesa di terroristi estremisti (sobillati ed armati da USA, Arabia Saudita, Qatar e Turchia.

Egli Stati Uniti, per riequilibrare la loro presenza nella regione dell’Asia-Pacifico non hanno solo disturbato la penisola coreana, le relazioni Cina-Giappone, l’est e il Mar Cinese meridionale, ma hanno anche creato in Asia orientale un’intensificata concorrenza strategica tra poteri in cui piccoli paesi si agitano per rivendicare meschini interessi.

Le manovre di Washington per generare tensioni geopolitiche fondamentalmente si poggiano sulla sua loro ansia strategica causata dall’ascesa delle nuove potenze emergenti come la Cina. Per mantenere la loro egemonia, negli Stati Uniti si ricorre alla geopolitica e si gioca ad esercitare la propria influenza sullo spostamento del potere internazionale perché l’Occidente (USA e GB) ritengono che la pace nel mondo sia costruita sull’equilibrio preesistente. Ecco perché il mondo occidentale è sempre felice nel parlare di equilibrio e questo spiega perchè gli strateghi americani, come Zbigniew Brzezinski, hanno ideato “la grande scacchiera”.

Le tensioni geopolitiche provocate dagli USA avranno effetti immensamente negativi per la trasformazione del sistema internazionale. In primo luogo, la global governance dovrà affrontare sfide frequenti dalla geopolitica. Le tensioni geopolitiche hanno portato alla coesistenza di due paradigmi, quello geopolitico e quello della governance globale, sfidando costantemente quest’ultima. Una ragione importante per il difficile progresso in molteplici ambiti di governance globale è che il ritorno della geopolitica ha gravemente colpito la cooperazione dei paesi, le grandi potenze, in particolare, nel sistema internazionale.

Inoltre, la governance globale, per effetto della geopolitica, dovrà essere sottoposta alla compressione della governance regionale sempre più frammentata. Gli Stati Uniti attualmente sembrano avere poco rispetto per molti sistemi internazionali che loro stessi hanno fondato. Per esempio, se il commercio transatlantico e la Partnership di investimento e partenariato Trans-Pacifico potrà avere successo, l’organizzazione mondiale del commercio potrà essere gravemente emarginata. In questo contesto, paesi emergenti, come i paesi del BRICS, si apprestano a costruire nuove istituzioni e sistemi internazionali mentre si cerca di riformare quelli esistenti, che porteranno alla regionalizzazione e frammentazione della governance globale.

Inoltre, il ritorno della geopolitica ha provocato rischi crescenti nella politica, nella sicurezza e sui fronti militari come il pericolo di nuova guerra fredda, negli accresciuti scontri delle civilizzazioni, nei frequenti conflitti locali, nel diffuso estremismo nazionalista, nell’ estremismo regionale e nel terrorismo internazionale nonché una corsa agli armamenti che assume nuove dimensioni.

Il problema più grande per la governance globale è che gli Stati Uniti, che sono i fondatori del sistema internazionale, hanno visto una crisi fondamentale nelle loro capacità di governance nazionale e globale. Più tristemente, Washington non riesce ad analizzare la propria capacità di costruzione , ricorre invece alla geopolitica nel tentativo di rinviare il declino della sua egemonia. Questo può essere una tragedia inevitabile per qualsivoglia egemonia, ma nel sistema globalizzato a volte, questa si snoderà in una tragedia per tutto il mondo.

Tratto da: Global Times

Traduzione: Fujiko Yueling

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  1. Serena Di Matteo 1 anno fa

    Molto interessante

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  2. Serena Di Matteo 1 anno fa

    Da leggere con attenzione

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