"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Aerei israeliani bombardano due posizioni dell’Esercito siriano nell’Ovest della Siria

Aerei da guerra israeliani nella notte di Venerdì hanno effettuato incursioni nella regione siriana di Al-Qalamun, ubicata nella frontiera siriana-libanese.

Secondo le informazioni che sono state diffuse questo Sabato dal canale televisivo di notizie Al-Jazeera, del Qatar, l’obiettivo principale delle incursioni israeliane è stato quello di colpire le brigate 155 e 65 dell’Esercito della Siria, che sono i reparti dotati di armamento strategico e missili di lunga gittata.

Fonti locali hanno informato di varie esplosioni che sono avvenute dopo gli attacchi israeliani nella città di Al-Qutayfah e nei dintorni delle città di Yabroud e Qarah, situate in questa zona. Secondo le informazioni di altri corrispondenti internazionali, le forze aere di Israele hanno effettuato varie incursioni contro obiettivi in Siria, inclusi depositi di armi destinate ad Hezbollah (secondo la versione di Israele), fin dall’inizio della guerra in Siria che si trascina da quattro anni.

Nello scorso dicembre furono effettuate varie incursioni dei cacciabombardieri israeliani nelle vicinanze di Damasco per colpire depositi ed altri obiettivi militari.

Risulta ormai fuori da ogni dubbio la collaborazione che le forze israeliane prestano al gruppo terrorista di Al Nusra che combatte in Siria per rovesciare il regime di Bashar al-Assad. Sembra certo che sia questo stesso gruppo a comunicare ai comandi militari di Tel Aviv gli obiettivi da colpire in Siria. Le autorità israeliane prestano assistenza ai “ribelli” siriani che in realtà sonno miliziani jihadisti provenienti da vari paesi, fornendo loro equipaggiamenti, armi, munizioni e copertura aerea, oltre al ricovero dei feriti presso i propri ospedali oltre il confine del Golan.

Il governo israeliano non nasconde il suo interesse nel rovesciare il governo di Assad in Siria che viene appoggiato e sostenuto dall’Iran e dalla Russia. Per tale obiettivo Tel Aviv ha scelto di appoggiare direttamente i gruppi terroristi che operano sul territorio siriano. La medesima strategia degli USA, della Francia, dell’Arabia Saudita, del Qatar e della Turchia, queste ultime le potenze regionali interessate a destabilizzare la Siria per i loro interessi geopolitici.

Tuttavia l’Esercito e la popolazione siriana, organizzata in gruppi di difesa, non vuole cedere e continua a combattere in modo deciso e determinato per evitare che il paese possa divenire preda dei gruppi jihadisti che hanno già dato prova della loro ferocia, nelle zone dove hanno preso il controllo, con esecuzioni sommarie e decapitazioni di civili ritenuti non allineati con la loro fanatica ideologia.

Il conflitto ha già prodotto oltre 230.000 vittime, con migliaia di feriti e forti devastazioni nel paese, dove si conta una emergenza umanitaria dovuta ad un numero di oltre 6 milioni di profughi, molti riparati nei paesi confinanti. Si segnala anche la persecuzione dei comunità cristiane ancora presenti nel paese. L’emergenza umanitaria è aggravata dalle sanzioni economiche che l’Unione Europea ha stabilito contro la Siria che rendono difficile l’approvvigionamento di viveri, medicinali e generi di prima necessità per la popolazione.

Appello del Patriarca della Chiesa Greco Ortodossa

Sono rimasti vani anche gli appelli lanciati dal Patriarca di Antiochia della Chiesa greco-melchita, S.B. Grégoire III, il quale aveva presieduto lunedì 16 marzo un’affollata Veglia di preghiera per la pace nella Cattedrale dell’Assunzione di Maria, a Damasco, a cui avevano  preso parte rappresentanti e delegazioni di tutte le comunità cattoliche e ortodosse damascene. In quell’occasione il Patriarca aveva detto: “Abbiamo condiviso canti e preghiere di penitenza e di pace” , “mostrando a tutti, anche in questo modo, che i cristiani sono i veri promotori della pace in Siria”. A giudizio di S. B. Grégoire III, la via per favorire la pace che la Chiesa deve indicare costantemente “a tutti gli uomini di buona volontà” è quella della preghiera e del sostegno offerto a tutto ciò che può contribuire a interrompere il flusso di armi che insanguinano il Medio Oriente.

Patriarca per le vie di Homs
“Il 7 settembre del 2013” ricorda il Patriarca melchita “Papa Francesco chiamò il mondo alla grande preghiera per la pace, e le navi di guerra che erano già partite fecero marcia indietro. Nei giorni scorsi, mentre noi eravamo in preghiera, si sono diffuse le notizie che Paesi occidentali riaprono alle trattative con Assad.

Questa adesso è la via realista da seguire, se davvero si vuole la pace. I gruppi che terrorizzano il nostro popolo non avrebbero avuto tanta forza senza gli aiuti e le armi arrivati loro da altre nazioni e gruppi di potere. Per questo –ha proseguito il Patriarca Grégoire – faccio appello a Papa Francesco e a tutte le Chiese e le comunità cristiane, affinché i due miliardi di cristiani di tutto il mondo, parlando con una sola voce, si facciano promotori di una road map concreta e realista per chiedere a tutte le forze in campo di mettere da parte i propri calcoli di potere e tutte le cause che alimentano la guerra. Solo così le sofferenze del nostro popolo potranno avere fine”. (GV) (Agenzia Fides 18/3/2015)

Fonti: HispanTV     Fides.org

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

Nella foto in alto: caccia bombardieri israeliani

Nella foto al centro: il patriarca Gregoire III con altri religiosi per le vie della città di Homs

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