"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Addio a Gianroberto Casaleggio, l’anima “british” del Movimento 5 Stelle

by Federico Dezzani

Si è spento a 61 anni, vittima di un tumore, Gianroberto Casaleggio, guru del Movimento 5 Stelle. Definirlo “guida spirituale” o “cofondatore” è riduttivo, perché senza il suo determinante apporto il M5s, vicino secondo un numero crescente di osservatori e sondaggisti alla conquista di Palazzo Chigi, non avrebbe mai visto la luce.

Ma chi era Gianroberto Casaleggio? Se al momento della fondazione della Casaleggio Associati srl, incubatrice del M5S, Enrico Sassoon era il rappresentante di Washington, il “guru” era senza dubbio “l’agente inglese” che risponde a Sua Maestà la Regina. La sua maniacale riservatezza nasceva probabilmente dalla volontà di tacere sui 25 anni intercorsi tra l’ingresso in Olivetti e la nomina ad amministratore delegato della Webbegg spa: poco o nulla si sa sul suo ruolo di responsabile italiano della multinazionale britannica Logica plc.


Addio a Gianroberto, interprete del gattopardismo atlantico

Si è spento all’istituto Scientifico Auxologico di Milano Gianroberto Casaleggio: la notizia non cade come un fulmine a ciel sereno perché, sin dalla sua operazione d’urgenza per un endema nell’aprile 2014, erano circolate indiscrezioni sul suo stato di salute, intensificatesi in quest’ultimo periodo e culminate con l’articolo “Casaleggio pensa di abdicare, gli succederà il figlio Davide”, pubblicato da La Stampa il 7 aprile 2016. Alla famiglia, per quel che vale, porgiamo le condoglianze.

Sul Movimento 5 Stelle e sulla sua natura di strumento creato ad hoc per catalizzare ed addomesticare il dissenso, già scrivemmo a suo tempo: si tratta della classico principio “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” magistralmente riassunto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel romanzo “Il Gattopardo” (1958). Il Potere, quello con la “p” maiuscola (la City di Londra, Wall Street, il Dipartimento di Stato americano), coadiuvato dai potentati locali sulla via del tramonto (Mediobanca, la periclitante Telecom, il gruppo l’Espresso, etc.) concepisce, finanzia e sponsorizza un movimento di protesta che funga da “valvola di sfogo” per la società italiana, vittima di un pluridecennale impoverimento sociale, politico ed economico, impedendo così che il malessere sfoci in soluzioni che mettano in discussione la permanenza dell’Italia nell’orbita euro-atlantica.

Si tratta di gattopardismo allo stato puro; “ uno sfogo” tanto liberatorio quanto sterile, perché non può neppure sfiorare quei sistemi di potere (la NATO, la UE, il crimine organizzato, il connubio mafia-massoneria-finanza benedetto da Mediobanca) che reggono la disgraziata Italia dal 1945: si offre un catartico “vaffanculo!”, un boccaccesco epiteto al presidente della Repubblica, un graffiante nomignolo al premier, uno spettacolo gratuito in Piazza del Popolo, mai poi tutto finisce lì. Si torna, magari momentaneamente appagati, al solito trantran quotidiano, quello di un Paese che è passato dall’essere la quinta economia del mondo nel 1992 a poco più che un relitto in balia della destabilizzazione mediorientale della NATO, della finanza selvaggia che si nasconde dietro l’euro, delle grandi multinazionali estere che fanno incetta della poca argenteria rimasta. Nessun episodio mostra meglio il gattopardismo del M5S, ossia la difesa dei poteri costituiti passando una semplice mano di vernice, che il caso di Quarto: è il comune campano, conquistato ricorrendo ai voti della camorra, dove il crimine organizzato può minacciare il sindaco per questioni di appalti senza che “il Direttorio”, il vertice del movimento, muova un dito.

C’è stato, certo, un momento“rivoluzionario” del M5S, quello coinciso grossomodo col periodo che intercorre tra la nascita ufficiale nell’ottobre 2009 e le elezioni europee del maggio 2014, ma a questa fase è presto subentrata quella “borghese” ed accomodante, coincisa con l’amara constatazione dell’establishment euro-atlantico che la situazione italiana è così critica che neppure l’enfant prodige Matteo Renzi si è dimostrato all’altezza, spalancando così le porte ad un esecutivo pentastellato, ultimo colpo in canna. Non è una parabola affatto originale, considerato che anche il fascismo-movimento del 1919 (quello di Piazza San Sepolcro, degli ex-arditi, dei fiumani, dei futuristi, dei sindacalisti, “la manovalanza” usata dal Potere per ristabilire l’ordine nelle fabbriche e nelle campagne) è tutt’altra cosa rispetto al fascismo-partito che vince le elezioni politiche del 1924: dismessa la retorica più accesa, espulsi gli estremisti, cancellate buona parte delle rivendicazioni sociali, il fascismo diventa per Londra, l’Alta Finanza e la grande industria, lo strumento per garantire lo status quo in Italia.

La breve parantesi rivoluzionaria del M5S si apre col governo Berlusconi IV (quando i grillini sono una delle tante frecce all’arco degli angloamericani per rovesciare il Cavaliere, tanto che chiedono “profeticamente” a Napolitano di cacciare il premier nell’estate 20112), prosegue con l’insediamento del governo Monti (quando i grillini si agitano per un referendum sulla moneta unica, poi archiviato, mentre il governo tecnico applica indisturbato le ricette di svalutazione interna che piegano l’Italia3), raggiunge l’acme con le consultazioni politiche del febbraio 2013 (quando il M5S deve intercettare, per poi neutralizzarla, la montante marea anti-europeista) e si chiude con le elezioni europee del maggio 2014 (con il minaccioso “Stiamo arrivando!” ed i compiacenti sondaggi che pronostico un testa a testa tra PD e M5S4, così da produrre “l’inaspettato” 40% raccolto da Renzi). Il M5S è in questa fase impiegato solo come opposizione addomesticata, senza che ci sia alcuna intenzione di installarlo a Palazzo Chigi, appena conquistato dal “rottamatore” Matteo Renzi (per le sue benemerenze eletto da Foreign Policy tra i 100 pensatori più influenti al mondo5).

Non trascorrono nemmeno 24 mesi dalla nomina di Renzi a presidente del Consiglio che, man mano che la stella dell’ex-sindaco di Firenze si affievolisce, il M5S cambia pelle: archiviato lo spirito da rivoluzione colorata e le pulsioni blanquiste/poujadiste delle origini, si fa sempre più concreto lo scenario di traghettare i pentastellati a Palazzo Chigi. Obbiettivo della manovra è, ovviamente, la conservazione dello status quo. La prima, aperta, benedizione della finanza anglosassone, è impartita dal Financial Times (“uno dei quotidiani più autorevoli e letti al mondo” come si legge su beppegrillo.it) con l’articolo del 29 dicembre 2015 “Italy’s Five Star Movement wants to be taken seriously” che già analizzammo a suo tempo: il 29enne Luigi Di Maio, elegante e compito, è indicato dalla voce della City come il probabile erede di Beppe Grillo, nuovo volto di una forza pronta alla guida del Paese.

Per Di Maio un simile biglietto da visita è allo stesso tempo galvanizzante ed impegnativo: l’alta finanza l’ha eletto a premier in pectore purché, ovviamente, non tradisca le aspettative dei suoi potenti mentori. Il 24 marzo il rampante Di Maio accetta così l’invito dell’ambasciata olandese per una riservatissima colazione di lavoro, in compagnia dei 28 rappresentati della UE: per Di Maio è il ballo delle debuttanti, dove “l’erede” di Grillo deve sfoggiare le buone maniere, i vestiti di buon taglio ed il pensiero politicamente corretto. “Di Maio fa autocritica sull’Ue: Forse siamo stati troppo duri”7, titola la Stampa, evidenziando come gli attacchi alla UE e le idee balzane di uscire dall’euro appartengano al vecchio M5S, non alla nuova, fiammante, versione “governativa”. Si noti un particolare: secondo la ricostruzione sempre de la Stampa, Di Maio, l’aspirante primo ministro, è considerato poco più che un “dipendente” da Davide Casaleggio8, il 39enne figlio di Gianroberto nominato a sua volta erede della Casaleggio Associati srl e, per traslazione, del Movimento 5 Stelle.

Al vecchio binomio Casaleggio Senior-Grillo subentrerebbe così quello Casaleggio Junior-Di Maio: puparo e burattino, imprenditore occulto e prestanome.

Si ha conferma delle impressioni che la Casaleggio Associati srl gestisca il M5S quasi come una filiale e, in effetti, gli ultimi episodi non fanno che corroborare questa tesi: le mail dei parlamentari pentastellati vagliate e controllate dalla ditta milanese9, il ruolo determinante della srl nello scegliere Virginia Raggi come candidata sindaco a Roma, la volontà decisiva della Casaleggio Associati di sostituire in corsa10 Patrizia Bedori, ritenuta troppo scialba, e così via. È tale il controllo esercitato da Gianroberto Casaleggio che il professor Paolo Becchi, ex-ideologo e filosofo dei grillini, afferma11:

“Quanto potere ha nel M5S Beppe Grillo? Nessuno, Grillo non c’è più. Ora c’è un nuovo partito, ibrido, che ha sostituito il M5S e che si chiama partito a Cinquestelle diretto da Casaleggio e Associati. Avete presente le pulizie etniche che ci sono in altri paesi? Ecco, questo è avvenuto anche nel M5S. Stalin avrebbe avuto da imparare da Casaleggio da questo punto di vista. Al momento il M5S, quello nato sulla rete, è morto. Se poi rinascerà attraverso una srl va bene, tanto siamo abituati a tutto”.

Un’autocrazia, quella esercitata da Gianroberto Casaleggio, assoluta ed incontrata, resa ancora più evidente dal progressivo eclissarsi di Beppe Grillo. Sorge quindi l’interrogativo: chi era Gianroberto Casaleggio, “misterioso” per definizione e così schivo da fuggire più di una volta dinnanzi a telecamere e giornalisti?
Gianroberto Casaleggio, a servizio di Sua Maestà la Regina

A molti può sembrare strano ma, trascorsi oltre 70 dalla conferenza di Jalta, l’Italia è tuttora un protettorato angloamericano, e con “angloamericano” si intende l’ingerenza di Londra e quella di Washington: al termine dell’ultimo conflitto gli inglesi, che ancora ambivano ad esercitare un ruolo da potenza globale, si erano addirittura aggiudicati la fetta più corposa dell’Italia in termini di influenza. Il progressivo sfaldamento dell’impero, l’acutissima crisi economica vissuta tra gli anni ’70 e ’80 e le risorse sempre più esigue da destinare alla difesa, hanno progressivamente ridimensionato il ruolo di Londra a vantaggio di Washington: ciò non toglie che l’Inghilterra giochi tuttora un ruolo determinante negli affari italiani, come dimostrano le manovre della City per cacciare Silvio Berlusconi nel 2011 ed il più recente caso Regeni, con cui gli inglesi hanno scientemente sabotato i rapporti italo-egiziani.

Analizzando il Movimento 5 Stelle dovremmo quindi imbatterci sia nella componente americana che in quella inglese: dopotutto i grillini non sono nient’altro che uno strumento per perpetuare il controllo atlantico sulla penisola nei drammatici frangenti dell’eurocrisi, della destabilizzazione del Mediterraneo e dell’apparentemente inarrestabile declino della penisola (Beppe Grillo è, non a caso, cantore della decrescita felice, utile a quelle potenze che sognano un’Italia deindustrializzata, “pizza e mandolino”).

Ricicliamo ora lo schema della genesi del M5S che elaborammo a suo tempo e concentriamoci sulla Casaleggio Associati srl.

Genesi Mov. 5 Stelle
Genesi Mov. 5 Stelle

Nella società a responsabilità limita nata nel 2004, quella che secondo Paolo Becchi “dirige il partito Cinquestelle”, la componente statunitense è incarnata da Enrico Sassoon, per diciotto anni membro, e per sei anni direttore, della American Chamber of Commerce in Italy: il suo curriculum vitae è piuttosto lacunoso a riguardo13, ma la collaborazione di Sassoon con il “guru” del M5S, risale perlomeno alla Webbegg Spa, la società di cui Casaleggio è per un periodo amministratore delegato e da cui è allontanato, secondo le versione ufficiale, a cause di scarse prestazioni economiche. Più elementi inducono però a pensare che i due lavorassero insieme ancora prima: la Webbegg Spa è infatti la nuova ragione sociale con cui è rinominata Logicasiel, controllata da Telecom Italia e dalla britannica Logica plc, quando nel 2000 l’Olivetti acquista la quota in mano agli inglesi. Toccando la Logica plc, arriviamo così a Gianroberto Casaleggio, la componente “british”del Movimento 5 Stelle.

Casaleggio entra in Olivetti nel 1975: allora il gruppo, pur avendo perso il primato mondiale dell’informatica raggiunto nei primi anni ’60 con i calcolatori Elea, era ancora tra i pesi massimi del panorama tecnologico mondiale, dominato ora come allora dagli angloamericani. Un particolare connotato filo-britannico era stato poi impresso all’azienda eporediese da Adriano Olivetti (1901-1960) che durante la guerra era stato agente del Special Operations Executive e tra i tanti ad aver chiesto nella caotica estate del 1943 il sostegno inglese per attuare un golpe contro il regime fascista.

Si hanno poche informazioni sull’attività di Casaleggio nella ditta di Ivrea. Lì, ad ogni modo, conosce la prima moglie, l’inglese Elizabeth Clare Birks che si occupa ufficialmente della traduzione di manuali: dal matrimonio nasce Davide Casaleggio, cittadino italiano e britannico, nonché “erede” del guru del M5S. La biografia di Casaleggio, a questo punto, salta a piè pari alla carica di amministratore delegato della Webbegg spa, lasciando un buco di quasi 25 anni di cui non sa quasi niente.

Leggendo una delle rarissime interviste rilasciate da Casaleggio ai media, pubblicata il 3 gennaio 2013 da The Guardian col titolo“Italy’s web guru tastes power as new political movement goes viral”, si fa però una scoperta molto interessante: il quotidiano inglese definisce Casaleggio come “former head of the Italian operations of the British firm Logica”. Logica plc, nata nel 1969, è stata tra i pionieri dell’informatica inglese, introducendo i calcolatori nella gestione della rete elettrica, creando il famoso codice “SWIFT” per le comunicazioni infra-banche e portando Arpanet sul Vecchio Continente. Sorge quindi l’interrogativo: quando e come Casaleggio è diventato responsabile per l’Italia delle attività della Logica plc? Non lavorava all’Olivetti? C’è un nesso col fatto che l’Olivetti compra dalla britannica Logica plc la quota in Logicasiel e Casaleggio diventa amministratore della nuova società rinominata Webbegg Spa?

Chi potrebbe rispondere a questi quesiti è senza dubbio Franco Bernabé, amministratore delegato di Telecom Italia in quel periodo: il pupillo della finanza anglofona, intervistato nel 2013 da Lilli Gruber, sostiene di aver conosciuto Gianroberto Casaleggio, definito come “persona schiva” e niente affatto come “l’influenzatore occulto” del M5S tratteggiato dai “complottisti”16. Può chiarire Bernabè l’ambigua coincidenza per cui dalla società in cui siedono il responsabile italiano dell’inglese Logica plc ed il direttore dalla camera di commercio statunitense nasce il M5S?

La sensibilità di Londra alla causa grillina è evidenziata da più fattori: la BBC, storicamente specializzata nel fomentare disordini e rivoluzioni colorate a casa altrui, segue sin dalle origini il Movimento 5 Stelle, quando è ancora impiegato in chiave anti-Berlusconi17; la BBC è a suo fianco nei primi successi (“People power takes political control in Parma, Italy. A new force has exploded onto the Italian political scene.”18); la BBC lo gratifica con un profilo internazionale dopo le elezioni del 2013 (Grillo alla Bbc: ”Il M5S cambierà il mondo’‘19) e così via. L’amore è peraltro corrisposto: Casaleggio e Grillo pranzano nel primavera del 2013 all’ambasciata inglese per discutere sulla nomina di Enrico Letta alla presidenza del Consiglio e la riconferma al Quirinale di Giorgio Napolitano20; nel parlamento europeo il M5S convola a nozze con l’inglese UKIP nel gruppo “Europa della Libertà e della Democrazia Diretta”; conforme agli interessi britannici è infine la reazione dei grillini al recente omicidio di Giulio Regeni (“Regeni, Subito inchiesta Onu. Stop relazioni diplomatiche con Egitto”21, “Regeni: M5S, 5 aprile verità o ritiro immediato ambasciatore”22).

Con la morte di Gianroberto Casaleggio se ne va quindi l’agente di Sua Maestà la Regina che, oltre a plasmare la politica del M5S secondo i criteri atlantici, ne garantiva anche la coesione e l’operatività: censurando, espellendo, spiando, manipolando, Gianroberto Casaleggio rendeva manovrabile e gestibile un movimento fluido, intrinsecamente anarchico e tendenzialmente imprevedibile costruito attorno ad un blog. E lo faceva ricorrendo sia ai “metodi staliniani” descritti da Paolo Becchi ma anche, e forse soprattutto, a quell’aura di mistero, impenetrabilità e misticismo (il lato profetico e apocalittico è ben visibile nel video Gaia23) che doveva esercitare un forte ascendente su deputati e politici grillini.

Certo, l’erede ha già occupato il trono: è il 39nne Davide Casaleggio, cittadino inglese ed italiano, a capo della srl di famiglia. Ma sarà in grado il figlio gestire gli altrettanto giovani ed ambiziosi onorevoli del M5S, in buona parte convinti di essere artefici delle proprie fortune? Oppure prevarranno le faide e le spinte centrifughe? Qualsiasi sfida attenda il M5S, i grillini si ricordino di comportarsi da gentleman: agiscono pur sempre in Her Majesty’s name…

Vedi: Youtube.com/watch

Fonte: Federico Dezzani

Nota: Questa Redazione si unisce alle condoglianze verso la famiglia di Gianroberto Casaleggio

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  1. Fabw 2 anni fa

    Sto sito di politica interna non capisce un tubo

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    1. Ireneo Corbacci 2 anni fa

      Grazie a Fawb per l’affermazione non supportata da argomento alcuno! Lei sì che ha ben compreso come funaziona la rete! O forse lei sarà fra quelli che credono che esista un qualcosa di nome “politica interna” staccato da un altro qualcosa chiamato “politica estera”: se è così, stiamo freschi…
      Invece, per parte mia, questo articolo di Dezzani andava assolutamante pubblicato, anche perché restituisce la parabola del fondatore dei 5S ad una dimensione sociale e geopolitica più realistica delle tante panzane gossipare che si sono dette e scritte sul “guru”, l’eminenza grigia di Grillo, il manovratore, ecc.
      Qui Casaleggio viene visto con molta sobrietà per quello che era e probabilmente era sempre stato sin da giovane: un brillante agente (cresciuto alla scuola olivettiana) dello status quo atlantico sotto il cui scacco sta l’Italia.
      Se non si condivide questa ricostruzione, si tirino fuori altri argomenti e si discuterà. Altrimenti si taccia piuttosto che emettere rutti infondati.
      Grazie comunque alla redazione per averla ripresa.
      Ireneo

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    2. mimmo 2 anni fa

      quelli come te , che capiscono tubi di ogni genere, sono quelli che mandano in malora tutto l’impianto…
      ( ad affermazione non supportata da argomento alcuno,affermazione non supportata da argomento alcuno)

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  2. riccardo 2 anni fa

    capisci tutto. ignorante come ti facette mammate. leggi, impara e soprattutto tieni lontano le tue dita dalla tastiera, in alternativa posta commenti di risposta inerenti al merito dell’articolista, se credi di essere in grado di poterlo fare.

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  3. Cimabue 2 anni fa

    ammazza oh! ma che si è fumato l’autore di questo delirio?

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