"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Jihadisti, separatisti ed estrema sinistra i terroristi che minacciano l’Europa

di  Rosa Cuervas Mons

La polizia europea (Europol) analizza le principali minacce a cui deve far fronte il vecchio continente. La denominata “Islamofobia”, un fenomeno rilevante secondo i media, occupa in realtà l’ultimo posto nella lista delle preoccupazioni delle forze dell’ordine. In testa : lo jihadismo, il separatismo ed i gruppi di estrema sinistra.
Il rapporto pubblicato dalla Europol  lo scorso 15 di Giugno è un documento dettagliato che, oltre alle cifre, getta luce su alcune questioni fra le più dibattute dai media. Quale è il maggiore pericolo per l’Europa? Quale viene vista come la maggiore minaccia per il continente? Chi sono i suoi principali nemici? La realtà, come in tante altre occasioni, non coincide con i discorsi ufficiali….

Iniziando ad esaminare alcuni numeri. Dei 142 attacchi terroristi (cumulando quelli evitati, quelli falliti e quelli portati a termine) denunciati dalle autorità di Polizia nello scorso anno, più della metà di questi sono avvenuti nel Regno Unito (76), 23 in Francia, 17 in Italia e 10 in Spagna. Il saldo della violenza terroristica ammonta a 142 vittime mortali e 379 persone ferite (2016), con la maggior parte delle morti attribuibili al terrorismo jihadista. Tuttavia questa non è l’unica violenza che minaccia l’Europa…Dei 142 rapporti sugli attentati, 99 si riferivano a grupi separatisti e 27 a gruppi terroristi di estrema sinistra che, assieme allo jihadismo, configurano i tre principali nemici per il Vecchio Continente, questo a giudizio della Europol.

Il terrorismo Jihadista

In questa materia la polizia europea analizza due realtà: quella degli jihadisti che sono sul territorio europeo e quelli che dalle regioni del Medio Oriente, tentano di entrare in Europa per commettere attentati. Vediamo questi ultimi:
Due anni dopo l’inizio della denominata “crisi dei rifugiati” la polizia Europea riconosce già che in questa si presuppone una minaccia. “Il flusso di rifugiati e migranti in Europa dalle zone del conflitto continua e bisogna aspettarselo anche per il futuro. Anche lo Stato Islamico ha sfruttato il flusso dei migranti e rifugiati per inviare elementi in Europa destinati a commettere attentati, come è stato evidente negli attacchi di Parigi del 2015. Tanto lo Stato Islamico come altri gruppi terroristi jihadisti potranno seguire ad utilizzare questa tecnica”.
La redazione del rapporto informativo non lascia adito a dubbi. La crisi dei rifugiati , come da anni avevano allertato alcuni organismi, si è trasformata via via come una entrata preferenziale ed accessibile per numerosi jihadisti intenzionati ad entrare passando nelle frontiere europee per attaccare obiettivi in Europa. – Questo fatto era stato chiaramente negato dalle auorità governative italiane che avevano escluso che si potesse collegare immigrazione e terrorismo, arrivando a deridere che metteva in guardia dal pericolo- .

Il Futuro?

I gruppi jihadisti della Siria e dell’Iraq, spiega l’Europol, continuano a preparare attacchi in Europa, Gruppi come l’ISIS o Al Qaeda (Al Nusra in Siria) contano con capacità e intenzione di realizzare attentati complessi e di massa e non mancano di volontari per costituire dei commandos tecnicamente preparati ed addestrati per compiere questi attacchi. Da notare che queste organizzazioni dispongono di grosse fonti di finanziamnto che provengono da Arabia Saudita, dal Qatar e dalle altre Monarchie del Golfo con cui i paesi europei soni in buoni rapporti diplomatici (valige diplomatiche incluse ed escluse dai controlli doganali).

A questa minaccia concreta bisogna aggiungere, come spiegano le autoritò di Polizia, quelli che possono essere gli Jihadisti radicalizzati ed arruolati in Europa i quali, in buona parte, viaggiano in Medio Oriente per arruolarsi ed addestrarsi ma in altra parte vengono irretiti dalla propaganda wahabita e salafita ed arruolati come miliziani per colpire in Occidente.

Secondo il rapporto di Europol, la via più abituale utilizzata dai “Foreign Fighters” per rientrare in Europa coincide con quella usata per uscire dall’Europa verso i paesi di addestramento. La Turchia per esempio ma anche il Portogallo, che conta su un volo diretto Oporto -Istambul, che è divenuto un aeroporto di riferimento, assieme con Lisbona, per i viaggi per e da il Medio Oriente. Oltre a questa esiste naturalmente la via dei Balcani che però è rimasta in disuso dopo il blocco di vigilanza adottato da paesi come l’Ungheria e la Serbia che hanno adottato una opera di filtraggio molto stretta alle frontiere.
La via attuallmente più facile è naturalmente quella del Mediterraneo, da Libia e Tunisia ma ultimamente anche dall’Egitto che consente di sbarcare sulle coste del Sud Italia e di mescolarsi ai tanti migranti che arrivano senza necessità di portare con se documenti ma dichiarandosi profughi da paesi del Nord Africa, cosa che consente di ottenere agevolazioni, alloggio, indumenti e pasti gratuiti oltre a piccole somme per le proprie spese. Perchè quindi non approfittarne. Dall’Egitto è stato istituito anche un servizio di motoscafi veloci che approdano in ore notturne su spiagge poco frequentatre della zona di Reggio Calabria/Vibo Valentia e, con buone probabilità, consentono di sbarcare senza essere fermati per i controlli. I contatti cone le organizzazioni a terra consentono la prosecuzione del viaggio verso nord.

Dopo il rafforzamento della vigilanza in alcuni paesi,  i terroristi si sono reinventati la loro strategia ed oggi richiedono ai loro adepti di colpire sul suolo europeo, di non partire e di attaccare dalle loro zone di residenza. In un discorso del 21 Maggio del 2016, Abu Muhammad al Adnani, portavoce dello Stato Islamico, abbattuto poco dopo dall’Esercito siriano durante un attacco ad Aleppo, aveva raccomandato ai volontari che volevano unirsi alle file dell’ISIS di realizzare attacchi nei loro luoghi di residenza con qualsiasi mezzo di cui essi disponessero. Questo sarebbe servito a “terrorizzare i nemici, gli infedeli”, aveva detto e l’invito risulta raccolto in vari casi da Nizza a Wetminister.

Attentato a Stoccolma

La sinistra radicale

La sinistra radicale ha effettuato 27 attacchiu terroristici durante il 2016, avvenuti tutti in Italia, in Greica ed in Spagna. Per quanto questo tipo di terrorismo venga considerato dalle autorità di Polizia di “bassa intensità”,19 persone soso state arrestate in relazione ad attività violente, cosa che ha pregiudicato le capacità operative del terrorismo di sinistra. Al contrario le attività operative di questi gruppi continuano a rappresentare, secondo l’Europol, una “minaccia per l’ordine pubblico”. Le loro attività  includono proteste, manifestazioni violente, danni materiali e attività di propaganda. “Gli anarchici ed i gruppuscoli della sinistra estrema approfittano delle manifestazioni di piazza per danneggiare gli arredi pubblici, i negozi, le banche e attaccare le forze dell’ordine”, segnala il rapporto.

La destra radicale

Segnalati anche gli estremismi dei gruppi della destra radicale che operano in reazione all’insorgenza dell’islamismo nelle città europee e giustificano le loro azioni violente contro islamici o moschee come reazione alla marea montante dell’islamizzazione. Tuttavia questi gruppi, nel rapporto, sono indicati come marginali e non risulta che adottino metodologie terroriste ma piuttosto azioni isolate di violenza o dimostrative. In sostanza si tratta di gruppi frammnetati e privi di leaders riconosciuti.

Nota: Le autorità italiane sono comunque molto sensibili alle attività di questi gruppi di estrema destra che si richiamano, in alcuni casi ,all’esperienza del ventennio fascista e, sebbene si tratti di gruppi marginali che non costituiscono certo un pericolo imminente contro le Istituzioni, il caso di qualche manifesto o di qualche manifestazione non autorizzata, persino di commemorazioni funerarie, viene molto ingigantito dai media ed indicato come “pericolo di risorgenza neofascista“.
In particolare in Italia, mentre non c’è stata una qualsiasi mobilitazione contro l’estremismo islamico di marca wahabita e salafita (che viene liberamente diffuso nelle moschee e nei centri islamici dagli iman provenienti dall’Arabia Saudita), contro l’estremismo di destra hanno lanciato l’allarme personaggi politici di primo piano, come la “Presidenta” della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, che si è detta “indignata” ogni qualvolta si è verificata una qualche manifestazione con levata di “saluto romano” da parte dei convenuti o quando è stata approvata, in provincia di Mantova, una lista civica con a proprio simbolo un “fascio littorio” di origine romana. “Intollerabile” è stato subito definito questo fatto dalla “Presidenta” della Camera che ha fatto prontamente rimuovere dal loro incarico (tramite il prefetto) i responsabili della approvazione delle liste.

Queste manifestazioni sono state considerate “un grave affronto alla democrazia” ed è stato fatto un richiamo alla “mobilitazione antifascista” anche da parte dell’ANPI (Associazione Partigiani d’Italia) che si richiama, dopo 72 anni dalla fine del Fascismo, al “pericolo fascista” per giustificare i finanziamenti pubblici che riceve dallo Stato Italiano.
La “presidenta” Laura Boldrini è arivata a richiedere ai titolari del social network come Facebook o Twitter, di rimuovere tutti coloro che adottino simbologie e motti parafascisti sui loro post personali. Vedi: La Boldrini contro Facebook

Come alcuni analisti politici hanno opportunamente notato, In Italia le forze della  sinistra mondialista  ritengono molto utile appellarsi all’antifascismo, se pur in assenza di Fascismo, in quanto questo consente di creare una cortina fumogena di propaganda dietro cui risulta utile celare la loro subordinazione ai grandi potentati finanziari ed  alle centrali di potere atlantiste dominanti.  Una rievocazione del “pericolo fascista” è quanto di meglio per ritornare alla vecchia retorica del dopoguerra che ha consentito al regime repubblicano (prima Repubblica)  di consolidarsi nonostante le ruberie e gli scandali che lo hanno poi seppellito negli anni successivi. I vecchi vizi della politica italiana ritornano ciclicamente per nascondere le vergognose realtà della subordinazione della classe politica alle centrali estere ed agli interessi innominabili.

Fonte: La Gaceta.es

Traduzione, sintesi e nota: Luciano Lago

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