"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Terroristi di Al Nusra

I terroristi dell’ ISIS hanno catturato un certo numero di villaggi che erano sotto controllo dell’opposizione “moderata” nella provincia di Aleppo, mentre una fragile tregua russo-statunitense sta tenendo, nonostante le provocazioni regolari e gli attacchi da parte di gruppi terroristici che non rientrano nell’accordo di cessate il fuoco.

Nel comunicato stampa di Sabato, il Centro russo per la riconciliazione in Siria ha riferito che il gruppo terroristico dello Stato Islamico (Daesh in arabo) ha ripreso cinque villaggi nelle vicinanze di Azaz nel nord-ovest della Siria, a circa 20 miglia della città di Aleppo.
“I militanti dell’organizzazione terroristica Daesh hanno effettuato l’attacco contro l’esercito libero siriano sulle posizioni vicino alla città di Azaz, nella provincia di Aleppo ed hanno preso il controllo di diversi insediamenti”, lo ha riferito il ministero della Difesa russo in un bollettino quotidiano. I rapporto ha aggiunto che l’avanzata dei terroristi è stata fermata dalla milizia curda in prossimità di Ain Dakna.

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Obama ad Hiroshima

di Enrico Galoppini

Barack Obama sta concludendo “in bellezza” il suo doppio mandato.   Si fa per dire. Come già argomentato su questo sito, il “presidente abbronzato”, con l’andar del tempo, oltre che incanutirsi, s’è parecchio ‘impallidito’. In senso figurato, s’intende.

Dal “fuoco e fiamme” iniziale, quando la fanfara dei media occidentali lo propose alla stregua di un “messia” attribuendogli persino un Nobel per la Pace “preventivo”, l’immagine di questo personaggio dalle mai chiarite origini (con tutta probabilità non ha nemmeno i requisiti per essere presidente) ha subito dei seri contraccolpi, fino al ruzzolone finale in politica estera, dove l’America, deludendo le legioni di fessi che credevano nel “change”, s’è esibita nel consumato campionario di sovversioni e guerre per procura – o sotto copertura – in mezzo mondo.

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Beirut - Sostenitori di Hezbollah e di Assad

di  Alessandro Aramu *

Per decenni le autorità siriane si sono rifiutate di demarcare il confine internazionale con il vicino Libano. A un certo punto del conflitto, l’esercito di Damasco è stato costretto a minare una parte della frontiera, quella non controllata da Hezbollah che, invece, è riuscito a garantire la sicurezza e la protezione della popolazione sciita nelle aree sotto il suo controllo. La presenza delle sue milizie armate, quelle che l’Europa ha messo al bando e ha definito “terroristiche”, ha impedito che il Libano diventasse teatro di operazioni militari su vasta scala.

Il confine tra Siria e Libano esiste solo sulla carta: sono continui i passaggi da parte dei profughi siriani verso il Libano per sfuggire alla guerra, così come giornalieri sono i transiti di combattenti e di convogli di armi provenienti da diverse parti nel mondo. Durante il dominio siriano sul Libano (1975-2000) i due paesi erano uniti sotto l’al-niẓām al-‘amnī al-muštarak (il regime della sicurezza condivisa), che stabiliva in pratica il controllo della Siria sul Libano. Oggi i due paesi sono strettamente collegati e avvinghiati dalle dinamiche del conflitto civile siriano.

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Forze USA in Lituania

di Luciano Lago

Mentre Obama si reca in Giappone ad Hiroshima e straparla di pace:  “………. dobbiamo fare di tutto per distruggere gli armamenti o per bloccare gli acquisti da parte di fanatici di queste armi. Ma questo non è e non sarà mai abbastanza. In tutto il mondo le bombe e i fucili creano morte. Dobbiamo cambiare modo di pensare per bloccare conflitti e usare la diplomazia”.
Parole al vento che segnano l’ipocrisia di un Presidente “premio Nobel per la Pace” la cui presidenza è stata segnata da un numero spropositato di conflitti e di azioni di sobillazione create per rovesciare governi e provocare tensioni e nuovi conflitti, oltre ad una politica di riarmo nucleare e di disseminazione di basi militari che ha incrementato come mai prima il grande business del gigantesco apparato militare/ industriale USA che si autoalimenta con le guerre continue imposte dalla potentissima lobby degli armamenti. Vedi le 7 guerre del premio Nobel per la Pace.

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Eurogruppo con Tsipras

L’economista francese  J.Sapir segnala le importanti affermazioni svolte recentemente, proprio a Roma, da due dei più potenti eurocrati. Affermazioni che la stampa e le Tv italiane hanno fatto passare, guarda un po’, sotto silenzio.

di Jacques Sapir

È il momento delle confessioni. Oh, non quello delle dolci confessioni che si fanno gli innamorati, né quello delle confessioni estorte con la forza e la sofferenza. NO, semplicemente le confessioni di persone che si sono sbagliate e che hanno ingannato il pubblico e ciò davanti all’evidenza. Parliamo delle vergognose confessioni di politici con le spalle al muro e le cui costruzioni stanno crollando.

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Grecia rivolta contro le regole della UE

di Marco Della Luna

Nel Regno Unito, dove vige maggiore libertà di informazione che da noi, il corrente dibattito sul referendum del 23 giugno sull’uscita dall’Unione Europea ha reso noto all’opinione pubblica ( vedi ad es. : The European Union always was a CIA project, as Brexiteers discover ), il fatto, censurato sul continente europeo, che il progetto dell’unificazione europea è un progetto di Washington varato alla fine degli anni ‘40 per assicurare agli USA il controllo politico finanziario del continente europeo a scopi geostrategici ed economici[i] e la sua permanenza nell’impero del dollaro, cioè tra i paesi che continuano ad accettare il dollaro anche se super inflazionato e vacillante e a comperare bonds in dollari anche se spazzatura e a partecipare a guerre e sanzioni volute da Washington anche se contrarie agli interessi nazionali.

Notoriamente da decenni gli USA sono un paese che vive essenzialmente sulla spalle degli altri, comprando a debito beni, materie prime e servizi, e facendo continue guerre per imporre l’accettazione di questo sistema di pagamento. E fra qualche tempo emergerà anche come gli USA si stanno impegnando per soffocare lo sviluppo e la industrializzazione di fonti alternative e pulite di energia, che soppianterebbero il petrolio, il dollaro come moneta obbligatoria per comprarlo, e le guerre per il petrolio, che sostengono l’elefantiaca industria statunitense degli armamenti.

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Aleppo. città in rovina

Il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di estendere fino al 1° giugno 2017 le sanzioni decretate contro la Siria. La decisione è stata annunciata da Bruxelles ieri con un freddo ed impersonale comunicato. A nulla sono valsi gli appelli del vescovo di Aleppo, di autorità religiose ed organizzazioni umanitarie: la UE ha stabilito il proseguimento delle sanzioni contro la popolazione siriana, indifferente di fronte allla morte di altre migliaia di bambini, di malati e di feriti rimasti senza medicinali, aiuti alimentari e generi di prima necessità per causa delle sanzioni.

Ancora una volta si dimostra che l‘oligarchia di Bruxelles è nettamente schierata dalla parte delle orde terroriste che hanno causato morte e distruzione in Siria, in conformità al sostegno mateirale e potitico fornito a quella che viene pudicamente chiamata l'”opposizione siriana”, costituita in massima parte da brigate mercenarie arruolate e finanziate da Arabia Saudita, Qatar e Turchia che hanno distrutto le principali città siriane ed operano mediante attacchi indiscriminati contro la popolazione civile, come negli ultimi attentati terroristici pepetrati su Latakia, Homs ed Aleppo che hanno causato centinaia di morti fra i civili.

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Migrazioni come arma geopolitica

Tony Cartalucci -ricercatore geopolitica con sede a Bangkok – ha commentando l’attuale crisi dei rifugiati oramai fuori controllo in Europa :
“I peggiori nemici della civiltà europea sono quelli al potere a Washington, Londra e Bruxelles”
Dal 2007 Washington è stata occupata nella scientifica pianificazione per il rovesciamento e la distruzione dei regimi politici istituiti in tutta la regione del Medio Oriente e Nord Africa (MENA), aggiungendo che i rifugiati indigenti che oggi si riversano sulle coste europee sono diventati “pedine di guerra.”
– il “Peggiore e più pericoloso nemico della civiltà europea sono quelli attualmente al potere a Washington, Londra e Bruxelles.

Questi con interessi particolari hanno intenzionalmente creato il caos in tutta la regione del MENA, ben sapendo qule catastrofe sarebbe accaduta, non solo per l’Africa e il Medio est, ma per l’Europa e l’Eurasia”.

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Obama ad Horoshima

WASHINGTON (Pars Today Italian) – Oltre 70 intellettuali statunitensi hanno scritto una lettera aperta al presidente Obama chiedendogli di chiedere scusa, durante la visita di oggi nella località giapponese di Hiroshima, colpita atrocemente dalla bomba nucleare al termine della seconda guerra mondiale.

La lettera fermata anche da Noam Chomsky ed Oliver Stone, chiede ad Obama di chiedere scusa, come e’ giusto che sia e di limitare anche i programmi governativi per la messa a punto di bombe nucleare intelligenti. E’ degno di nota che il governo Obama ha stanziato mille miliardi di dollari per questo tipo di armamenti. Nella lettera si spiega che bisogna chiedere scusa ai giapponesi dato che tanti esperti militari americani, nel corso degli anni, hanno spiegato e testimoniato che per porre fine alla guerra, non c’era assolutamente bisogno di quei bombardamenti atomici.

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John Kerry con i monarchi sauditi

Dal 1974 i dati sulla quota di debito pubblico USA posseduta dai sauditi erano di fatto secretati. Scopriamo un peso gigantesco di Riad.

di  Fulvio Scaglione

Qualche giorno fa l’agenzia Bloomberg è ricorsa al Freedom of Information Act , la legge che negli Usa dal 1966 garantisce la libera diffusione delle informazioni essenziali, per chiedere di sapere quale sia la quota del debito pubblico americano detenuta dall’Arabia Saudita. Particolare non da poco, soprattutto considerando che il debito pubblico degli Usa ha raggiunto quota 20 mila miliardi di dollari, pari a circa 60 mila dollari per ogni cittadino americano e a 161 mila dollari per ogni contribuente fiscale.

Per ottenere quell’informazione sono occorsi tutto il peso politico di un colosso dell’informazione e dell’economia come Bloomberg e tutta la forza della legge, perché dal 1974 tali dati erano di fatto secretati: la quota saudita era mescolata con quelle di altri tredici Paesi produttori di petrolio, tra i quali anche Nigeria, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, che tutti insieme, nel febbraio scorso, detenevano 281 miliardi del debito americano (la quota record, 298,4 miliardi, era invece stata raggiunta nel luglio 2015).

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