"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Responsabile russo

di  Ernesto Ferrante

Una  squadra speciale di soccorritori russi, con grande esperienza in materia di terremoti, è già pronta a partire alla volta delle regioni italiane maggiormente colpite.

La Russia ha offerto ufficialmente aiuto e collaborazione al Governo Renzi per fronteggiare l’emergenza dovuta al forte sisma che questa notte ha devastato alcune zone del Centro Italia.

Nel messaggio di cordoglio inviato a Matteo Renzi, Vladimir Putin ha parlato di “enorme tragedia”, esprimendo il proprio “cordoglio nei confronti degli italiani” che ha definito “amici.

Con un telegramma inviato al capo del Dipartimento Protezione Civile Fabrizio Curcio, il ministro russo per le Situazioni di Emergenza Vladimir Puchkov ha proposto il sostegno della Russia: “Vorrei offrire l’aiuto concreto del Ministero russo delle Situazioni di Emergenza per far fronte ai danni del disastro”, si legge nel telegramma del Ministero, citato dalle agenzie russe.

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US Global Power

di Salvo Ardizzone

Gli Usa hanno perso la capacità di leadership globale. Molte debolezze ne bloccano l’azione. Incapaci d’imporre il proprio ordine ora puntano al caos.

Il dibattito che si svolge nel mondo su quali conseguenze porterà l’elezione del prossimo Presidente Usa è in buona parte inutile: chiunque sia, sarà in una posizione di debolezza perché deboli sono divenuti gli strumenti a sua disposizione.

Si confonde spesso il potere mostruoso dei centri nordamericani (ma sarebbe più corretto dire globali) che lo detengono, con quello di Washington, che essi usano per perseguire i loro scopi; e questo si è indebolito paurosamente negli ultimi anni per una serie di ragioni, fra cui, e non da ultima, la limitatezza del bilancio federale rispetto alle ambizioni globali del Sistema Usa nel suo insieme, e il fatto che esso sia usato in larghissima parte per venire incontro agli interessi che pilotano Congresso e Casa Bianca piuttosto che per ottimizzare i risultati.

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Battaglione 
Donbass Open

di  Yan Matuševskij

Le relazioni tra Russia e Ucraina sono diventate tese ancora una volta, dopo che un gruppo terrorista di sabotatori ucraini ha tentato di penetrare nel territorio della Crimea all’inizio di questa settimana. Il Presidente russo Vladimir Putin ha definito le azioni dei militari ucraini “un attacco terroristico per destabilizzare la situazione”. Il presidente ucraino Petro Porošenko, a sua volta, ha messo in massima allerta le unità dell’esercito ucraino schierate lungo il confine di Stato con la Russia nei pressi della Crimea.

Analizzando gli eventi di cui sopra, si possono vedere elementi nuovi nella politica di Kiev, che cerca di far deragliare gli Accordi di Minsk e far colare a picco i colloqui del Quartetto Normandia. Gli analisti dicono che le autorità ucraine hanno fatto ricorso alle cosiddette tecniche del “terrorismo ibrido”, che tra l’altro implica il supporto dell’informazione di massa agli attacchi terroristici. Per essere sostanziali, seguiamo la dinamica delle tensioni dell’ultima settimana.

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Kissinger con Bush

di Umberto Pascali

L’élite anglo-statunitense appare molto preoccupata dai neocon (Bush/Clinton) ancora incapaci di fermare, o anche rallentare, la Russia. Sono sempre più seccati dagli impotenti e isterici Rambo guerrafondai neocon di sinistra e di destra appollaiati su Hillary Clinton. L’élite anglo-statunitense cerca una via d’uscita e, evitando di mostrare disperazione, cerca di resuscitare il leale servitore Henry Kissinger. Invece delle minacce inefficaci dei clintoniani (Ashton Carter, John Allen, Leon Panetta, Michael Morell, ecc), tale élite cerca di rivivere la strategia del lento avvelenamento utilizzata da Kissinger negli anni ’70. Kissinger, ai loro occhi, ottenne tre grandi successi con la sua distensione “amichevole”:

1) indebolire e minare, progressivamente ma inesorabilmente, la Russia,
2) dividere Russia e Cina
3) neutralizzare l’influenza russa in Medio Oriente

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Terremoto in Centro Italia

Da Redazione. Dalle prime notizie le località più colpite sembrano essere Amatrice e Accumoli (Rieti). Attivata la procedura di emergenza massima della protezione civile
Il forte sisma (6,3 scala m.) è stato registrato  nella notte ed ha  colpito  il Centro Italia. La prima e più forte (magnitudo 6) è avvenuta alle 3:36 con epicentro a 2 chilometri da Accumoli (Rieti) e 10 da Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) ed Amatrice (Rieti). Quest’ultima località ha subito gravissimi danni, il sindaco parla di città rasa al suolo. Forti danni nelle Marche. Due morti nell’Ascolano, 5 ad Amatrice, 6 ad Accumoli e 3 a Arquata del Tronto.
Fonti ospedaliere: “Tre vittime ad Arquata del Tronto”

Secondo fonti di informazione, per il terremoto che ha colpito nella notte il Centro Italia si contano anche tre vittime ad Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. Il direttore della Protezione Civile delle Marche, Ferretti, non ha confermato ufficialmente la notizia delle vittime,anche se ha ammesso che si sta cercando di fare un bilancio preciso.

Nota: Il ministro Alfano sarà costretto a distogliersi dalla sua intensa attività di assistenza e reperimento alloggi (tramite i prefetti) per gli immigrati clandestini che sbarcano in Italia e dovrà occuparsi adesso di provvedere anche   a dare assistenza ed alloggio agli italiani colpiti dal terremoto e rimasti senza casa e senza risorse. Non sappiamo se questo provochi “disturbo” al titolare del Viminale ma di sicuro questa situazione costringerà  i prefetti a rivedere le direttive del Viminale per cui i cittadini italiani, in particolare  le famiglie in difficoltà, venivano fino ad oggi escluse dalla possibilità di alloggiare negli Hotel a 3/4 stelle riservati ai soli immigrati di fresco arrivo.

Propaganda britannica di guerra

di Thierry Meyssan

Poiché nessun essere umano normale può accettare di vedere soffrire i bambini, essi risultano di conseguenza ottimi soggetti per la propaganda di guerra. Thierry Meyssan ritorna sull’uso dei bambini da parte della coalizione internazionale nella guerra contro la Siria.

Come in tutte le guerre, quella contro la Siria dà luogo a una valanga di propaganda. E l’argomento dei bambini è sempre in auge.

Così, all’inizio della guerra, il Qatar voleva dimostrare che la Repubblica, lungi dal servire l’interesse generale, disprezzava il Popolo. La petro-dittatura ha allora trasmesso sulla sua catena televisiva Al-Jazeera la leggenda dei bambini di Deraa, torturati dalla polizia. Per illustrare la crudeltà del suo avversario, il Qatar precisava che erano state loro strappate le unghie. Naturalmente, nonostante le proprie ricerche, nessun giornalista ha trovato traccia alcuna di questi bambini. La BBC ha pur trasmesso l’intervista con due di loro, ma avevano ancora le unghie.

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Aerei USA in Siria

Il comando USA ha lanciato un avviso destinato al comando delle forze russe e siriane richiedendo che gli aerei russi e siriani si mantengano lontani dalla zona dove operano i propri reparti speciali in appoggio alle formazioni curde, minacciando altrimenti di abbattere tali aerei.
Lo ha dichiarato il portavoce del Dipartimento della Difesa Peter Cook, nel corso di una conferenza stampa, in cui ha ribadito che gli USA difenderanno le loro truppe sul tereno e consigliano alle forze siriane di mantenersi lontano da questa zona.

Cook ha fatto queste dichiarazioni dopo che negli ultimi giorni erano avvenuti duri scontri tra l’Esercito Siriano e le Unità di Protezione (YPG) delle formazioni curde appoggiate dai reparti USA, nella città nord orientale di Al-Hasaka, dove gli USA hanno schierato i loro reparti (almeno un 300 uomini).

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Incidenti a Sisco in Corsica

Roma, 22 ago – A distanza di una settimana dai fatti di Sisco, incontriamo un militante indipendentista corso in un bar vicino al porto di Bastia. L’uomo, soprannominato “Sampiero”, preferisce mantenere l’anonimato.-Parlaci dei fatti di Sisco, di ciò che è successo nella realtà e di ciò che i media hanno omesso.

Partiamo dai fatti, nella spiaggia di Sisco sabato: inizia tutto con la presenza dei magrebini al mare, che si impadroniscono della spiaggia infastidendo coppie di turisti e tirano pietre su una donna che stava facendo il bagno in bikini. Esplode subito un conflitto, i nordafricani aggrediscono giovani del luogo tra i 15 e i 18 anni, mentre loro hanno tra i 30 e i 40 anni. I magrebini prendono il sopravvento, uno di loro mostra anche un machete. Arrivano i parenti dei ragazzi del luogo per capire cosa stesse succedendo e i magrebini rispondono tirando un arpione sui di loro. Subito dopo arrivano gli uomini del paese per rimetterli al loro posto, ma l’intervento successivo della celere fa si che i magrebini si salvino.

-Cosa è successo il giorno dopo?

Nella notte la notizia si diffonde in un lampo e il giorno dopo la popolazione si riunisce davanti al comune, circa 600 persone ascoltano la versione dei paesani coinvolti nei fatti. Subito la popolazione vuole fare giustizia anche per il fatto che gli aggressori gridavano Allah Akbar. Si trattava di contrastare un tentativo di conquista. A Bastia, nel quartiere di Lupino, c’è una forte presenza magrebina. tanto che costoro si sentono liberi di poter dire che sono a casa loro. La popolazione è salita a Lupino per affermare che quella e tutta l’isola è terra dei corsi, è stata una forte azione territoriale ma è da specificare che è stata un’azione senza ideologia né partiti.

Che risvolti avranno nel futuro questi fatti?

I fatti di Sisco si integrano nel processo storico che si sta sviluppando in Europa, l’ascesa verticale della violenza islamista e immigrata in generale. A questa i corsi rispondono con azioni di giustizia popolare e anche se la Corsica, contro la sua volontà, è all’interno del territorio francese dove ci sono stati attentati con tantissimi morti, i corsi rispondono che non vogliono essere vittime della minaccia ai popoli europei. Vogliamo essere i maestri della risposta vincendo questa guerra.

Striscione dei nazionalisti corsi
Striscione dei nazionalisti corsi

Quali sono stati i precedenti ai fatti di Sisco?

Nel 2015 ad Ajaccio, nella notte di Natale, viene tesa una trappola contro i vigili del fuoco, che vengono aggrediti da una sessantina di persone incappucciate e con armi contundenti. Fortunatamente i vigili del fuoco non sono stati feriti ma la reazione popolare è stata immediata, il giorno dopo la popolazione si è riunita davanti alla prefettura di Ajaccio e ha deciso di marciare nel quartiere con alcune presenze magrebine per ribadire chi sia il padrone in terra di Corsica. Il messaggio è stato ricevuto tanto che non si è visto più un magrebino girare. Si sono rinchiusi in casa con le luci spente. Anche qui la risposta non era ideologicamente indirizzata né egemonizzata da nessun partito o organizzazione ma è stata attuata da tutti gli strati della popolazione sotto la bandiera della Corsica e urlando slogan indipendentisti “siamo a casa nostra, arabi fora” e la rivendicazione era chiaramente di colore nazionalista. Noi siamo una comunità organica, l’unica che ha il diritto di dire che in Corsica è padrona, a casa propria. La Corsica ha un problema ontologico e antropologico con l’immigrazione di massa e se tante popolazioni europee la subiscono, non è il caso nostro.

Nei fatti di Sisco e di Ajaccio la politica istituzionale come si è comportata?

Nei fatti di Ajaccio le istituzioni hanno avuto una risposta varia e poco coerente, condannando l’attacco ai vigili del fuoco ma non appoggiando le azioni del popolo, anche perché si tratta di una base elettorale di indipendentisti e autonomisti. Tutto ciò dal popolo è stato visto come un atteggiamento deludente. Mentre invece nei fatti di Sisco il corpo politico e mediatico ha appoggiato la popolazione e gli esponenti di qualsiasi indirizzo politico hanno preso le parti della popolazione. Da quel momento i media francesi hanno gridato al razzismo distorcendo la realtà, tanto è vero che il presidente dell’assemblea di Corsica Jean-Guy Talamoni ha detto chiaramente che la popolazione corsa dimostrava una capacità di reazione sana, assente totalmente negli altri popoli europei.

-Come si inserisce la lotta di liberazione nazionale dell isola nel contesto che abbiamo appena descritto e quale è il vostro scopo in questo momento?

In Corsica c’è uno spazio fertile per le idee nazionali rivoluzionarie perché c’è una capacità di reazione reale della popolazione contro le forze sovversive (cioè immigrazione extraeuropea e extra cristiana) e dove le forze sovversive interne sono poco sviluppate. Tutte le forze politiche, sia del centrosinistra che centrodestra, sono contro l’islam terrorista. I corsi hanno una capacità di liberazione che l’Europa ancora non ha notato, la lotta di liberazione nazionale viene combattuta sia contro la Francia e la sua ingiusta oppressione, sia contro l’immigrazione e lo stato islamico. I corsi sono e si sentono parte del popolo europeo ma sono anche loro al centro dei flussi immigratori. C’è una consapevolezza di doversi schierare nel panorama geopolitico internazionale, anche tra gli ultras nazionalisti corsi c’è una prova di come siano affezionati alle idee rivoluzionarie, tanto che durante una partita hanno esposto uno striscione con scritto “forza al Bashar”. L’obbiettivo del nostro movimento, che fa parte dell’ambiente nazionalista rivoluzionario, è di far conoscere alla scena rivoluzionaria europea il nazionalismo corso e di far conoscere alla maggioranza dei nazionalisti corsi il nazionalismo rivoluzionario europeo.
Come vedono i corsi la lotta di liberazione nazionale?

La stragrande maggioranza della gioventù è a fianco degli indipendentisti e autonomisti, la differenza tra questi due gruppi sta solo nel modo in cui ottenere la liberazione nazionale: se gli autonomisti sono più per una larga autodeterminazione all’interno del governo francese per una progressiva indipendenza, gli indipendentisti, più radicali dei primi, sono per una totale e netta indipendenza dalla Francia. Questi due gruppi non sono opposti, ma collaborano per uno stesso obiettivo.

-Perchè nel 2015 venne sancita una tregua armata della lotta di liberazione da parte del FLNC (Fronte di Liberazione nazionale corso)?

C’è stato un cambiamento dei tempi, se prima le armi erano necessarie, adesso per il nazionalismo corso ha più senso parlare tramite la politica e con i politici. Ora è il momento dell’affermazione nazionale tramite vie legali, dal momento che non è più necessaria una forza clandestina per avere il diritto di parlare.

Manfredi Pinelli

Fonte: Ilprimatonazionale.it

 

Presidente Jean C. Junker

di Carlos Esteban

Il presidente non eletto della Commissione Europea Jean-Claude Junker, in un suo recente discorso, durante il Foro Europeo svoltosi ad Alpbach, in Austria, ha dichiarato fra l’altro che “le frontiere sono la peggiore invenzione mai fatta” nel corso di una diatriba in cui lo stesso Junker si è scagliato contro il concetto di Stato Nazione, in perfetta armonia con le iniziative finanziate dal miliardario George Soros per l’abolizione delle frontiere.

Se c’è una qualche cosa per cui possiamo ringraziare gli oligarchi europei, ed in forma molto speciale il loro presidente Jean-Claude Junker, questa sta nel fatto che questo personaggio, forse perchè non dipende da alcuna elezione, può permettersi il lusso di dire qualsiasi cosa anche quello che altri preferiscono sottacere.

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Renzi ,Hollande e Merkel a Ventotene

di Mauro Bottarelli

A Ventotene, Matteo Renzi, Francois Hollande e Angela Merkel si incontrano per parlare di Europa e del suo futuro, evocando lo spirito del manifesto di Altiero Spinelli dopo lo shock del Brexit. Cazzate. Renzi ha bisogno di flessibilità a tutti i costi, perché non può permettersi che la crisi economica si tramuti in un elemento determinante nel voto al referendum costituzionale di novembre, quindi blinderà i due leader su una nave della Marina militare e gli dirà quanto segue: voi non ostacolatemi in sede di Commissione Ue nelle richieste che avanzo e io faccio in modo che i profughi restino in Italia.

Insomma, Renzi versione Erdogan. Perché Francia, Svizzera e Austria avranno anche sigillato i confini ma se dal lato italiano la polizia comincia a guardare dall’altra parte, state tranquilli che ci vuole poco a far fiorire il business degli spalloni di uomini. Si chiama realpolitik, fa schifo ma c’è sempre stata.

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