"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo
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Il problema della questione jihadista nel mondo contemporaneo è connesso alle sfide più cruciali della nostra epoca. Interessa i conflitti fra grandi potenze non meno dei rapporti di queste con le specificità della civiltà islamica, si muove lungo il fiume in piena delle immigrazioni di massa che coinvolgono il continente eurasiatico e vampirizza le esistenze di quelle “vite di scarto” che l’Occidente ingoia e moltiplica nel suo vortice di disintegrazione dei tessuti sociali.

Il jihadismo in qualche modo precede questi fenomeni, ma si palesa con pienezza in sincronia con gli eventi degli ultimi anni. Sarebbe assai difficile comprendere questo senza riflettere sulla storia musulmana, su come i popoli del Vicino Oriente abbiano subito un’aggressione coloniale (e culturale) incessante da ben due secoli da parte dell’imperialismo occidentale. Fondamentalismo, reazione al colonialismo, lotte fratricide, settarismi socioculturali: l’eterodirezione della lotta armata è alla base di quello che oggi chiamiamo “il fenomeno jihadista”, che con la guerra in Siria e l’avvento dell’ISIS compie un “barbarico” salto in avanti.

al Jihadismo all’ISIS

Un interessante convegno a Bologna in occasione della presentazione del libro di Paolo Sensini, con la partecipazione, oltre all’autore, di Filippo Bovo e Guglielmo Cedolin.

Sala Baraccano

Via Santo Stefano, 119

BOLOGNA

La drammatica stele di morte dopo poco più di cinque anni della guerra imposta alla Siria costituisce un fatto senza precedenti nella regione del Medio Oriente, una delle regioni più convulse storicamente nel mondo.
Gli angoli di questa terribile traccia di sangue sorpassano attualmente la raccapricciante cifra di più di 500 mila persone morte, mutilate o scomparse nelle peggiori condizioni di battaglia, descritte come “crimini di lesa umanità”.

L’Accordo o Trattato di Parigi, dell’8 agosto 1945, che aveva stabilito lo Statuto del Tribunale di Norimberga, inglobò in questo concetto “l’assassinio, lo sterminio, la schiavitù, la deportazione e qualsiasi altro atto inumano contro la popolazione civile, o persecuzione per motivi religiosi, razziali o politici, quando detti atti o persecuzioni si perpetrano in connessione con qualunque crimine contro la pace o crimine di guerra”.

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di   Alfredo Jalife Rahme

Due polemici giornali dell’establishment USA titolano senza sottefugi l’intenzione di Trump, già istallatosi come 45° prersidente degli USA. Il Washinbgton Post (WP) titola “Il presidente promette di togliere il potere alle elites di Washington e collocare gli USA per primi, oltre a voler mettere fine al massacro sociale statunitense, con riferimento alla disoccupazione della classe media spodestata.
Più angustiato il New York Times (NYT) titola: Trump rinuncia alla classe politica del paese e subtitola “Il Presidente qualifica l’establishment come sporco e corrotto”: e non è forse questa la verità?

Paul Craig Roberts (PCR) –ex assistente e segretario del Tesoro di Reagan, editore associato del Wall Street Journal ( WSJ) e autore di tre importanti libri: “La minaccia dei neocons all’ ordine mondiale”; Come si sono  persi gli  USA e “Il Fallimento   del capitalismo neoliberal”– si scaglia sul  suo portale  contro  i  due  portavoce dell’ establishment, il WP e il  NYT, scettici  sul   discorso di Trump e  sul  “forte attacco al rapace e  inmorael establish-ment governante. Vedi: Paul Craig Roberts

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Arriva la prima grossa rogna per la gestione Trump: la Turchia accusa ufficialmente la NATO di sostenere i terrorismo del Daesh (ISIS) e di essere essa stessa “una organizzazione che pratica il terrorismo”.
L’accusa, che era stata già pronunciata in precedenza dal presidente Recepiti Erdogan, è stata oggi fatta propria anche da un parlamentare turco, Samil Tayyar, dello stesso partito di Erdogan (l’APK) , il quale ha accusato oggi la Nato di essere una organizzazione terroristica simile al Daesh.

Secondo il deputato turco, si può includere la NATO nella lista delle organizzazioni terroriste come il Daesh ed al PKK Partito Indipendentista Curdo), ed al FETO (il movimenti dei seguaci di Gulen), sostiene Tayyar, del Partito di Giustizia e Sviluppo (AKP in turco).

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Lo stato ebraico teme che Damasco possa restaurare l’autorità al periodo precedente la guerra civile siriana. Tel Aviv, in particolare, guarda con preoccupazione al Golan dove i gruppi “ribelli” da lei precedentemente sostenuti potrebbero essere sostituiti dalle truppe di al-Asad, dai Pasdaran iraniani e da Hezbollah.

di Stefano Mauro

Roma, 21 gennaio 2017, Nena News – É passato poco più di un mese dalla caduta di Aleppo e dal ritiro delle milizie “ribelli” legate al Fronte Jabhat Fatah Al Sham (ex Al Nusra) ed alla galassia dei gruppi salafiti ad esso affiliati. Rimane, però, ancora vivo il dibattito in Israele riguardo la sconfitta dell’”opposizione jihadista moderata” al regime di Bashar Al Assad.

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di  Luciano Lago

Le ultime 48 ore hanno segnato profondi cambiamenti nell’assetto internazionale e si sono svolti una serie di eventi a Washington, a Davos ed a Coblenza che non mancheranno di esercitare la loro influenza nei prossimi anni.

I globalisti accusano il colpo e tentano di creare un argine
Nonostante le apparenze e le chiassose dimostrazioni organizzate a Washington dai globalisti e finanziate da George Soros, il discorso di insediamento fatto da Donald Truman lo scorso Venerdì ha determinato uno shock nello schieramento globalista e nella sinistra mondialista europea.

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Secondo il Barometro 2017 sulla fiducia di Edelman, la gente crede che “il sistema si è rotto”. Non risulta strano, quando le elites prendono in considerazione lo strato della classe media.

di  Esteban  Hernandez

Fino ad ora, Davos era un piccolo teatro in cui si mettevono in scena discorsi appresi, dove c’era gente con ancora più alto status ed il potere economico”. e che era. pertanto una forma per ampliare la propria rete sociale. I leaders globalisti, inoltre, avevano l’opportunità di diffondere le proprie idee, di farsi vedere come persone intellettualmente capaci e come esempi di percorsi di carriere di successo. Quest’anno è tutto diverso: per quanto si conservi questo elemento di celebrazione del sistema, ci sono elementi oscuri all’orizzonte.

In primo luogo  la elite globalista sta iniziando ad essere meno globale che mai. In altre occasioni, le loro tematiche centrale, come la quarta rivoluzione industriale, cercavano di disegnare il futuro, di riorganizzare gli orizzonti economici ed umani edirigerli verso le trasformazioni sostanziali. Oggi, i cambiamenti sembra che stiano avvenendo non fuori, ma dentro delle elites. Le elites iniziano a essere preoccupate per loro stesse.

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A Coblenza, in Germania, vertice fra dei leaders  dei partiti “populisti” della Ue

Coblenza, 21 gen. (askanews) – La leader del Front National Marine Le Pen, che aspira alla presidenza francese, ha detto al controvertice delle destre populiste europee in corso a Coblenza, in Germania, che il 2017 porterà un vento di cambiamento in Europa. Incoraggiata dalla Brexit e dalla vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa, la leader del partito di estrema destra ha detto che gli elettori in Francia, Germania e Olanda respingeranno lo status quo.
“Il 2016 è stato l’anno in cui si è svegliato il mondo anglosassone, sono certa che la gente in Europa continentale si sveglierà” ha detto Le Pen davanti a una platea in festa nella città sulle rive del Reno. “Non è più una questione di se, ma di quando” ha aggiunto in un discorso che a toccato i soliti temi cari all’estrema destra, no all’immigrazione, all’euro e ai confini liberi.

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La famiglia di Al-Assad al completo, il Presidente con sua moglie ed i suoi figli, aveva celebrato la festa cristiana del Natale nel Monastero di Nostra Signora di Saydnaya, una località (abitata dalla comunità cristiana) molto vicina a Damasco, dove la famiglia si è soffermata per varie ore in compagnia dei monaci. Poi il Presidente ha pronunciato alcune parole che sono  state calorosamente applaudite dai vicini che si affollavano nella cappella del Monastero.
Nell’anno precedente Al-Assad aveva fatto lo stesso presso Maalula, un’altra località cristiana che era stata appena liberata dall’Esercito regolare, una espressione che per i cristiani di Siria era un sinonimo di risurrezione.
In uno Stato laico il Presidente della Repubblica può rimanere al margine di qualsiasi espressione religiosa o deve partecipare a quelle. Lo stesso non si può fare in paesi come la Spagna, una monarchia “delle banane”, partecipare soltanto ad alcune di quelle. Qui non vedreme mai il capo di Stato in una moschea durante il Ramadan, neppure il Presidente del Governo.

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Adriano Tilgher

Quello che accade in Italia è da brividi. Non per il freddo ma per il raccapriccio.
La terra trema, la neve cade, la crisi è pesante e noi Italiani siamo sempre più soli ad affrontare i nostri problemi.
Perché dobbiamo ogni giorno assistere a richieste di denaro per solidarietà, quelle fatte in grande attraverso le televisioni ed i giornali, vuoi per la ricerca, vuoi per le catastrofi nazionali, vuoi per la fame del mondo, e quelle fatte in piccolo dalla miriade di mendicanti e postulanti che angustiano, spesso in modo petulante la nostra quotidianità?

Ma esiste una stato? Esiste una struttura pubblica che dovrebbe utilizzare le enormi quantità di denaro che ci sottrae attraverso uno dei più iniqui sistemi di tassazione del mondo proprio per queste cose?
Invece NO! Per la carità pelosa verso i diseredati del terzo e quarto mondo , vera e propria tratta degli schiavi, esistono tutti i soldi che vogliono, anche perché poi vanno a finire nelle tasche dei proprietari di sedicenti cooperative o associazioni definite umanitarie (il cui umanitarismo si rivolge soprattutto verso le tasche proprie e dei protettori politici e non), per i bisogni reali della nostra comunità invece si ricorre alla solidarietà nazionale.

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