"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Le dichiarazioni iraniane sul FM parlano di accuse verso gli Stati Uniti per le vendite di armi verdo l’ Arabia Saudita, ma riconoscono le componenti iraniane e statunitensi scoperte nei missili lanciati sull’aereoporto di Rijad.
Il ministro degli esteri iraniano ha accusato gli Stati Uniti venerdì di tentare di distogliere l’attenzione dalle proprie responsabilità per la guerra mortale nello Yemen con denunce di presunte spedizioni di armi iraniane verso quel paese.

Mohammad Javad Zarif ha risposto alle accuse dell’ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite Nikki Haley, circa un missile sparato dai ribelli yemeniti sull’aeroporto di Riyadh il 4 novembre, che questo sarebbe stato “di produzione Iraniana”.

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La CIA non ha voluto commentare il Rapporto

Sofisticate armi militari statunitensi fornite ‘segretamente’ ai “ribelli siriani” sono rapidamente cadute nelle mani dell’ISIS, secondo uno studio pubblicato oggi dal quotidiano statunitense ‘USA Today’. Secondo quest’ultimo, il possesso da parte dell’ISIS di queste armi rimane una minaccia per la coalizione guidata dagli Stati Uniti che ancora opera contro il gruppo terroristico in Iraq e in Siria.

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di Luciano Lago

I paesi dell’Est Europa hanno ufficialmente comunicato alla Commissione Europea che a loro non interessa affatto entrare nella moneta unica europea ed anzi se ne tengono ben lontani. Avviene che, in un solo giorno, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca hanno assestato un doppio “schiaffo in faccia” agli oligarchi di Bruxelles, il primo con il netto rifiuto a ricevere le quote di migranti che la Commissione proponeva loro, il secondo con la dichiarazione di non avere intenzione nè interesse ad aderire alla moneta unica europeo.

La spocchiosa tracotanza degli oligarchi che proclamavano la “irreversibilità dell’euro” e dell’integrazione europea si è scontrata con l’orgoglio patriottico e la decisa prevalenza dei propri interessi nazionali dei paesi dell’Est Europa che mal sopportano l’invadenza e le ingerenze indebite degli oligarchi di Bruxelles.

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di Federico Dezzani

Il 17 dicembre scadono gli accordi siglati nel 2015 per la creazione di un governo d’unità nazionale in Libia: l’iniziativa dell’ONU patrocinata da Washington e Londra, come facilmente prevedibile, ha fallito l’obiettivo di riappacificare il Paese ed è soltanto servita a tenere in isolamento il governo laico-nazionalista di Tobruk, sostenuto da Egitto e Russia.

Il disimpegno di Donald Trump ed il parallelo attivismo di Emmanuel Macron permetteranno al generale Khalifa Haftar di ergersi a dominus della Libia in questa nuova fase del dopo-Gheddafi. L’Italia, appiattitasi al governo d’unità nazionale, rischia così di essere totalmente marginalizzata: le buone relazioni tra ENI e Mosca solo l’ultima speranza per difendere le nostre posizioni.
17 dicembre: arriva il conto (salatissimo) per l’Italia

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di  Emmanuele Barbieri

Negli stessi giorni in cui papa Francesco attribuisce valore magisteriale alla dichiarazione dei vescovi argentini in favore dei divorziati sposati, trentasette movimenti pro-life e pro-family di tredici diverse nazioni scendono in campo con una storica dichiarazione di separazione dagli errori di papa Bergoglio.
«Se esiste conflitto tra le parole e gli atti di qualsiasi membro della gerarchia, compreso il Papa, e la dottrina che la Chiesa ha sempre insegnato, rimarremo fedeli all’insegnamento perenne della Chiesa. Se dovessimo abbandonare la fede cattolica, ci separeremmo da Gesù Cristo, a cui vogliamo essere uniti per tutta l’eternità».

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Bassil alla Lega Araba: Insorgiamo per la dignità di Gerusalemme, per evitare la maledizione della Storia

Redazionale dal sito Invicta Palestina

Il ministro degli Esteri libanese Joubrane Bassil ha avuto la parola durante la sessione straordinaria convocata dalla Lega araba in risposta alla decisione degli Stati Uniti di dichiarare la città santa di Gerusalemme capitale di Israele e di trasferirvi la propria ambasciata.

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di  Luciano Lago

Per quanto l’Unione Europea  abbia formalmente preso le distanze dalla decisione del presidente USA Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, in realtà già da molto tempo il rapporti di cooperazione economica e miltare della UE e della NATO con Israele sono ormai diventati strettissimi.
Nell’ambito militare la prova di questi rapporti sta nelle esercitazioni tra le forze NATO ed Israele che sono frequenti, da quando Israele è stata di fatto integrata nella NATO con uno status particolare. Le esercitazioni vengono fatte periodicamente in base al «Programma di cooperazione individuale» ratificato nel dicembre 2008 . Esso stabilisce tra l’altro la connessione delle forze israeliane, comprese quelle nucleari, al sistema elettronico Nato.

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Continuano le stragi nello Yemen già martoriato dai bombardamenti effettuati dalla coalizione saudita che colpisce obiettivi civili in modo indiscriminato.

YEMEN (Pars Today Italian) – Sono almeno 51 le persone che sono state uccise e oltre 80 quelle rimaste ferite negli ultimi bombardamenti effettuati dai jet sauditi contro la capitale yemenita, Sana’a e in altre città del Paese.

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di  Marko Marjanović

Quando due settimane fa il Cremlino pubblicamente ha ordinato al Ministero degli Esteri di negoziare un accordo in base al quale alla forza aerea dela Russia viene assicurato l’utilizzo delle basi aeree in Egitto, ho riconosciuto di non sapere bene di cosa si trattasse.. Avevo prospettato la possibilità che ci fosse un preludio di una possibile partecipazione militare in Libia, ma poi mi sono detto che difficilmente questo sarebbe accaduto con la Russia, visto che la crisi in Siria si trovavancora  in pieno apogeo.
Bene è accaduto che Putin ha ordinato il ritiro dalla Siria delle forze russe dopo aver dichiarato la vittoria affermando che gli obiettivi dell’intervento erano stati raggiunti.
(……)

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La decisione su Gerusalemme farebbe parte di un complotto del principe Bin Salman per consegnare la Cisgiordania ad Israele, sacrificando le aspettative dei palestinesi.
Il discorso di Donald Trump con cui il presidente USA ha voluto riconoscere Gerusalemme come capitale, sarebbe allineato in realtà ad un piano architettato dal principe saudita Bin Salman e da Jared Kushner (genero di Trump) per consegnare defintivamente la Cisgiordania allo Stato di Israele nell’ambito di un accordo garantito dall’Arabia Saudita e dall’Amministrazione USA.

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